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STRAGI/ Bologna, "lodo Moro", pista palestinese: perché Renzi e Fioroni nascondono le carte?

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Aldo Moro (1916-1978) (Foto dal web)  Aldo Moro (1916-1978) (Foto dal web)

Salvatore Sechi, docente universitario e già consulente delle commissioni parlamentari d'inchiesta sulle stragi e sulla mafia, sostiene che la strage di Bologna del 2 agosto 1980 si potrebbe spiegare come una rappresaglia del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) per la condanna da parte dei tribunali italiani di un loro esponente, Abu Saleh Anzeh, in violazione del cosiddetto "lodo Moro". Questo accordo assicurava l'impunità ai terroristi arabo-palestinesi per delitti che però non comportassero la trasformazione dell'Italia in un luogo del conflitto arabo-israeliano. Come è noto, la strage di Bologna si è conclusa con la condanna di tre esponenti del terrorismo neo-fascista (Fioravanti, Mambro e Ciavardini) e con l'archiviazione della cosiddetta "pista palestinese". Sechi ha inviato ai giudici un corposo dossier, anticipato da ilsussidiario.net nei due suoi articoli "Lodo Moro, fuori le carte che provano il 'tradimento' dell'Italia" e "Strage di Bologna, chi ha sottovalutato la pista palestinese e perché?". Secondo Sechi né i magistrati bolognesi (Alfonso e Cieri), né la Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi, né il Dipartimento di informazione per la sicurezza (Dis), hanno voluto indagare sul carte relative al terrorismo palestinese che gli ufficiali dei nostri servizi segreti Stefano Giovannone e Luciano Periti, insieme ai giornalisti Toni e De Palo, raccolsero a suo tempo.

Sechi si è rivolto alla Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, presieduta dal sen. Giuseppe Fioroni, per ottenere l'acquisizione di documenti con cui far luce sull'intera vicenda, ottenendone però un rifiuto.

Pubblichiamo 1) la lettera di Sechi al sussidiario, nella quale si dà brevemente conto degli ultimi sviluppi della vicenda, 2) uno stralcio degli atti parlamentari relativi alla seduta del 21 aprile 2016 della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, e 3) l'istanza originale di Alberto Comastri e Salvatore Sechi.


1 — Lettera di Salvatore Sechi al sussidiario

Caro direttore,
le istituzioni, a cominciare dal parlamento, sono distanti in maniera siderale dalla vita dei cittadini.

Pertanto è curioso che quando due di essi (il dott. Alberto Comastri ed io) scrivono ad un presidente di commissione parlamentare di indagine, come il sen. Giuseppe Fioroni, non possono essere liquidati su due piedi. Come schiuma della terra.

Noi abbiamo chiesto di avviare delle ricerche sulle carte del capo-reparto del Sid/Sismi col. Stefano Giovannone, sul col. Luciano Periti (il maggiore conoscitore del terrorismo libico), sui viaggi dei magistrati Gentile  e Sica in Medio Oriente e altro. Per scrupolo abbiamo indicato, insieme alle carte da desecretare, quelle su cui avviare analisi e verifiche ravvicinate.

Il sen. Fioroni non ha avuto la cortesia di pubblicare le nostre precise richieste, ma le ha scartate come estranee alla vicenda Moro.

In realtà le cose non stanno così. Giovannone è stato un uomo dell'ex presidente della Democrazia cristiana fino alla sua morte, ed è uno dei protagonisti da indagare se ci si vuole rendere conto del "lodo Moro" e della pista arabo-palestinese nella stragi di Ustica e di Bologna (corsivo nostro, ndr).



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COMMENTI
13/05/2016 - Decisione politica, professore non si arrenda! (Giuseppe Crippa)

Per la precisione non sono stati Renzi (che si difenderebbe dicendo che ai tempi della strage di Bologna aveva 5 anni) e Fioroni (che a fine gennaio al sussidiario diceva: "voterò no alla legge Cirinnà: è incostituzionale...) a negare l’accesso alle carte ma l’ufficio di Presidenza della Commissione d’inchiesta. A tale ufficio erano stati eletti due anni fa, oltre a Giuseppe Fioroni, gli onorevoli Gaetano Piepoli e Lucio Tarquinio (vicepresidenti della commissione) e Fornaro e Florian Klonbichler (Segretari). Se come credo sono tuttora in carica, faccio presente che gli on. Fioroni e Fornaro sono del PD e l’on. Klonbichler di Sinistra Italiana (SEL): due partiti notoriamente da sempre e tuttora filo palestinesi. Fossi nei panni del prof. Sechi chiederei all’on. Tarquinio, dei Conservatori e Riformisti e/o all’on. Piepoli, del Centro Democratico, se sono stati messi in minoranza nell’Ufficio di presidenza e con quali motivazioni oltre a quella (formalistica per usare un eufemismo) ufficiale.