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STORIA/ Dal Brennero al Grappa, senza memoria crescono i muri

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Accordo De Gasperi-Gruber, 5 settembre 1946 (Foto dal web)  Accordo De Gasperi-Gruber, 5 settembre 1946 (Foto dal web)

Andrà inoltre ricordato che alcuni dei terroristi separatisti condannati dalla magistratura italiana non vennero mai arrestati, avendo trovato rifugio in Austria e Germania, dove alcuni di loro ancora oggi vivono. Uno di questi, condannato per la strage di Cima Vallona, continua in Germania la sua attività politica.

Andrà ricordato che in un comune della provincia di Bolzano una via è stata intitolata al terrorista Sepp Kerschbaumer, fondatore dei Bas nel 1956.

Andrà, infine, ricordato, che nei pressi degli ordigni che uccisero i quattro militari italiani furono ritrovate delle tavolette di legno, che riportavano questa scritta: "Voi non dovrete avere mai più la barriera di confine al Brennero. Prima dovete ancora scavarvi la fossa nella nostra terra".

È purtroppo facile indignarsi perché nascono le barriere lungo i nostri confini, perché l'Europa sembra rinnegare se stessa, (ri)gettandosi nei populismi e nei nazionalismi violenti. La verità della storia, nella sua dolorosa semplicità, è forse un'altra, e tutti questi morti, che popolano silenziosi le Alpi orientali, sembrano volercela indicare: non siamo ciò che siamo una volta per sempre. Non basta un trattato o una moneta unica per darci un'identità indelebile. Siamo ciò che siamo perché giorno dopo giorno abbracciamo determinati valori e non ascoltiamo le voci inconfessabili del nostro passato. Siamo ciò che siamo perché ogni giorno vogliamo esserlo, e agiamo per esserlo. E quindi basta non volere più l'Europa, perché questa venga meno. 

Solo le tombe non cambiano.

(Primo di due articoli)



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