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LETTURE/ Gli Amish volontari, una fuga dalla modernità

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Un calesse Amish (Foto Wikipedia)  Un calesse Amish (Foto Wikipedia)

Alcuni dei precursori di questo movimento sono diventati celebrità, come Marlene Miller, che riuscì a farsi ammettere nella comunità piuttosto chiusa dell'Ohio cinquant'anni fa, ci vive tuttora felice e ha scritto un'autobiografia, Chiamata ad essere Amish, o David Luthy, passato da un seminario cattolico a un gruppo Amish canadese. 

Un sociologo, Cory Anderson, ha appena pubblicato uno studio basato su questionari somministrati a oltre mille aspiranti Amish. Anderson rappresenta egli stesso un caso unico: di formazione protestante battista, è riuscito a farsi ammettere negli Amish a diciotto anni e a farsi dare dalla sua comunità il permesso a continuare gli studi universitari, fino a un dottorato in sociologia. Con il suo questionario, Anderson ha scoperto che gli aspiranti Amish sono in grande maggioranza protestanti, non cattolici, e molti sono, come lui, di estrazione battista. Ma ha fatto anche un'altra scoperta curiosa: che ci sono più donne che uomini fra le persone che vogliono diventare Amish, e spesso si tratta di donne giovani e in carriera. Danno come prima motivazione della loro passione per gli Amish il fatto che la società moderna e la carriera mortificano la loro femminilità, mentre vedono paradossalmente le donne Amish, con le loro gonne lunghe e le acconciature di foggia tradizionale, come un esempio di identità femminile fortemente affermata.

Anderson, come altri studiosi, conclude che gli aspiranti Amish di solito conoscono poco la teologia mennonita. Non conoscono bene il mondo che li affascina tanto che molti, al primo contatto, scopriranno che la vita Amish reale non corrisponde all'immagine romantica che se n'erano fatta, e torneranno indietro. Ma conoscono bene il mondo che vogliono lasciare: un mondo che considerano troppo frenetico, dominato dall'ansia del successo e del denaro e privo di quei valori semplici che pensano di trovare tra gli Amish. A chi patisce il disagio dovuto a quella sindrome che qualche sociologo chiama dell'accelerazione, dove si ha sempre la sensazione che il tempo non ci basti, gli Amish offrono isole di decelerazione. Anche il desiderio diffuso di diventare Amish è un sintomo di quanto siano profonde la crisi e la perdita di punti di riferimento che l'America e il mondo stanno attraversando.

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