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LETTURE/ Francesco e Przywara, "uscire dall'accampamento" per rifare l'Europa

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Tuttavia, "per una nuova Europa politica vale un'alternativa stretta. O le nazioni, che per i loro interessi si sono separati dall'unica città dell'occidente, rinnovano questa unica città (…) assumendo un corrispondente modo di pensare a tale unica città. Oppure tali nazioni negozieranno, come mercanti, un equilibrio in base alla convergenza di interessi differenti, in maniera tale che quella alleanza di mercato, sarà l'unica «città dell'occidente» con sempre nuove contrattazioni. Questo significa però intendere la città come un «mercato», nel quale astuti mercanti cercano di imbrogliarsi gli uni gli altri, così che l'ansia di profitto diventerebbe il vero contenuto della politica, il vero servizio della città e il vero modo di pensare alla città". A distanza di oltre sessant'anni questa alternativa è più attuale che mai. Se si vuole scongiurare il rischio di trasformare la città in un mercato occorre, perciò, una riabilitazione della politica ed una riscoperta di essa nella sua dimensione più profonda e autentica.

Il terzo motivo di interesse, infine, riguarda il contributo dei cristiani. Przywara passa criticamente in rassegna tutti i tentativi con cui — da Costantino ai moderni partiti — i cristiani hanno cercato di edificare una "società cristiana", una sorta di attuazione del Regno di Dio sulla terra. Tutti questi tentativi, però, sono per Przywara versioni diverse di una "nuova antica alleanza", cioè di un modo di concepire se stessi come "popolo eletto", inteso come entità chiusa ed escludente che si contrappone a chi è fuori e non appartiene ad esso. Al contrario — per il teologo polacco — "sia l'Israele dell'Antico testamento, sia l'Israele di Dio del Nuovo Testamento, sono unicamente «strumenti» eletti da Dio per uscire dalla propria terra e dalla propria parentela, sempre di nuovo". Per questo i cristiani, in quanto membra di Cristo, devono "uscire fuori dall'accampamento" e mettersi a servire un "mondo senza Cristo e senza Dio", ossia — con le parole di Papa Francesco — "andare incontro alle ferite dell'uomo, portando la presenza forte e semplice di Gesù, la sua misericordia consolante e incoraggiante". 

Ancora una volta si tratta di una proposta audace che, come cristiani, potremo cogliere nella misura in cui noi per primi facciamo l'esperienza di essere abbracciati nelle nostre ferite. Non si può dare, infatti, se non quello che si riceve. E darlo significa in ultima istanza rifletterlo. 

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COMMENTI
17/05/2016 - Erich Przywara, Idea di Europa (Giacomo Gubert)

Conosco questo contributo di Przywara. Eccone un mio breve commento: L'ideale mi sembra corretto e integrale. Direi che l'autore rappresenti un punto di vista “integrista” nel senso neutro del termine. Non è tuttavia, a mio parere, una risposta alla presenza dei cristiani nella società perché elude ogni mediazione sociale o organizzata in ragione della critica alle forme precedenti viste tutte come “nuove antiche alleanze”. Ma se i cristiani vivono in società, dovranno avere un modo, seppur imperfetto e temporale, di partecipare da cristiani alle varie forme sociali. Una diaconia puramente individuale o puramente ecclesiastica mi sembra insufficiente. Posso immaginare l'esistenza di varie forme di impegno sociale e politico collettive nate da motivazioni individuali e da discernimento ecclesiastico senza per questo ricadere in un “nuovo antico patto”. Nella breve analisi storica trovo inoltre ingeneroso il giudizio sulla “democrazia cristiana”. Non viene mai ammessa l'idea che questa esperienza storica contenesse una sincera volontà di servizio al bene, alla verità e alla libertà. Proprio quella diaconia che l'Autore invoca.