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GIOVANNI PAOLO II/ Si può rinunciare a costruire una nuova terra?

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Giovanni Paolo II con Madre Teresa di Calcutta (Infophoto)  Giovanni Paolo II con Madre Teresa di Calcutta (Infophoto)

Nell'anniversario (18 maggio) della nascita di Karol Wojtyla, pubblichiamo l'introduzione di S.E. il cardinale George Pell - Prefetto alla Segreteria per l'Economia della Santa Sede - al volume di Giuseppe Sabella "Il Vangelo del lavoro - Etica e persona nel magistero sociale di San Giovanni Paolo II" (Cantagalli 2016).

La provvidenza divina volle che il giovane polacco Karol Wojtyla che divenne papa e santo, il grande Giovanni Paolo II, vivesse al centro della storia per quasi tutta la vita. Nato in una Polonia libera, dovette soffrire per le conseguenze dell'invasione e dell'occupazione nazista, poi visse e lottò per decenni come sacerdote e vescovo sotto il regime comunista fino alla sua elezione a papa nel 1978 svolgendo un ruolo cruciale nella caduta in Europa dell'"Impero del male".

Nato in una famiglia e in una società profondamente cattoliche, entrambe segnate dalla sofferenza, i suoi talenti come autore di commedie e poesie, come filosofo, teologo e sacerdote gli conferirono una rara capacità di riflettere sul dramma dell'uomo e sulle tragedie e i successi della storia polacca. Era convinto che l'unicità dell'azione redentrice di Cristo fosse essenzialmente legata alla dignità umana, per cui la missione della Chiesa consiste nel servizio a favore degli uomini e delle donne.

L'uomo non esiste per il guadagno o per il lavoro e ancora meno per la conquista o l'oppressione. L'uomo è un essere spirituale, chiamato per vocazione a usare la sua attività e i doni di Dio per costruire un mondo migliore e più bello. Tutti desiderano la giustizia e la pace, perché il diritto umano fondamentale è quello alla verità, alla libertà e all'amore. Il lavoro è stato trasformato dalla rivoluzione industriale, sia per quanto riguarda le grandi città che l'ambiente agricolo. Ulteriori cambiamenti sono derivati dagli esperimenti del socialismo rigidamente centralizzato, delle economie libere e miste e, più recentemente, dai successi, per quanto abbondantemente imperfetti, delle economie di mercato.

Reagan, Thatcher e Deng hanno finito per prevalere e ora l'India e specialmente la Cina sono superpotenze economiche. L'autore espone sia il significato degli scritti di Giovanni Paolo II in relazione alla lotta polacca contro l'oppressione comunista, sia le riflessioni del pontefice sulle più profonde dimensioni spirituali del lavoro maturate proprio in concomitanza con l'ascesa del movimento di Solidarnosc, guidato da Lech Walesa verso una libera democrazia ottenuta senza spargimento di sangue. Vengono esaminati anche i contributi di Józef Tischner, Max Weber, Adam Smith e persino di Herbert Marcuse nella costruzione della nostra società consumistica, così come la contrapposizione centrale tra l'idealismo di Hegel e il materialismo della dialettica di Marx di tesi, antitesi e la mai raggiunta sintesi di un paradiso dei lavoratori. Così come l'uomo non esiste per il sabato, non esiste neppure solo per il lavoro.

Gli esseri umani sono fondamentali nel loro tentativo di continuare l'opera creatrice di Dio e nel contribuire alla costruzione di nuovi cieli e nuova terra. Il mio parroco mi ricordava spesso l'affermazione di Wojtyla secondo cui aveva imparato di più durante il periodo del suo lavoro forzato che durante l'università. Lo comprendiamo bene studiando gli scritti di papa Giovanni Paolo II sul Vangelo del lavoro.



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