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LETTURE/ "Per correr miglior acque": a Torino Dante contagia le scuole superiori

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La Mole antonelliana a Torino (Infophoto)  La Mole antonelliana a Torino (Infophoto)

Oltre a tutti questi fattori, che come spunto sorgivo dell'iniziativa sono poi stati ampiamente verificati nell'esperienza delle lezioni in classe, ci sono alcune particolarità che ci hanno molto colpito, e che si sono ripresentate di volta in volta a tutti noi che ci siamo impegnati nell'iniziativa.

Innanzitutto, l'estrema disponibilità dei professori dei licei, insieme ad una diffusa e sorprendente gratitudine per il lavoro svolto in classe, segno che questo è stato percepito come una vera risorsa e non come una possibile perdita di tempo: come ha detto un professore del liceo artistico ai suoi studenti, "quando ero a scuola come voi sarebbe stato impossibile pensare ad un'occasione come questa, poter incontrare ragazzi poco più grandi di me appassionati di Dante e della Commedia; oggi invece accade proprio questo per voi".

Allo stesso tempo, ci ha entusiasmato non solo il vedere i ragazzi attenti e disponibili ad ascoltare — cosa per nulla scontata —, ma soprattutto la constatazione che Dante rappresenta ancora, per loro, un vero "incontro", e il suo poema qualcosa che ha profondamente a che fare con la loro vita, i loro desideri, i loro drammi e le loro aspettative. Spesso è stato evidente, nel dialogo a tutto campo a fine lezione, che l'attrattiva della Commedia tutta intera (non solo dell'Inferno con il suo alto tasso immaginifico, che una vulgata superficiale vuole più "interessante" per i ragazzi rispetto a Purgatorio e Paradiso) è di molto superiore a quella di tanti altri autori che essi affrontano nei tre anni. Una ragazza durante una lezione è arrivata perfino a porre una delle domande più radicali, di fronte alla quale non pochi critici si troverebbero forse in difficoltà (a meno di risposte scontate o culturalmente astratte): "Perché oggi, fra coloro che scrivono, non c'è più nessuno come Dante?"   

Si è trattato dunque di una preziosa occasione per tutti noi; per alcuni è stata anche la possibilità di intuire che la propria strada è quella dell'insegnamento, per la bellezza del rapportarsi ai ragazzi mettendo a tema ciò che ci ha conquistati (senza illusioni di sorta sulle effettive difficoltà che l'insegnamento comporta e che rendono forse ancor più radicale la sfida).

Visto il successo che il progetto ha avuto quest'anno, si sta lavorando affinché questo raggiunga una forma maggiormente strutturata; ma ad ora rimane fondamentale in merito all'esperienza fatta il rilievo di Erica, una delle più giovani fra noi: "Quel che mi ha colpito di più di tutta l'iniziativa è stato il fatto di essere andati da quei ragazzi gratuitamente, senza altro scopo se non quello di raccontar loro di Dante e della Commedia. Questo è importante e ha avuto valore innanzitutto per me". 

Giovedì scorso è ricominciato il terzo ciclo e mercoledì 11 maggio, alle 18, nell'Aula Magna del rettorato dell'università, ci sarà un nuovo appuntamento per seguire i versi e l'esperienza di Dante.



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