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STORIA/ Dal Brennero al Grappa, forse è (solo) questione di "schei"

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Leggo, a distanza di qualche giorno, l'uscita elettorale di Heinz-Christian Strache, leader della destra austriaca della Fpo, sull'auspicio del ritorno del Tirolo italiano sotto l'egida di Vienna, e mi stupisco scoprendo che questi fortunali tirolesi mi portano a pensare alle strade asfaltate. Ma andiamo con ordine.

Essere veneto, tra le altre cose, significa essere vicino di casa dei trentini. Sarà la prossimità linguistica (il dialetto veneto risale il Brenta e l'Adige in varianti comprensibilissime tanto a Trento quanto a Rovereto), sarà che il Po a sud, il Garda a ovest e la linea-simbolo di Piave e Tagliamento a est ci allontanano dai vicini emiliani, lombardi e friulani, come ancora una volta testimoniano le differenze linguistiche, lì molto più radicali. Ma, come la Cina dei tempi andati, oggi anche il Trentino è vicino, o, almeno, è dai veneti percepito come tale. E si sa, il buon rapporto col vicino non è cosa semplice da mantenere. Specie quando la sua erba, al di là di proverbi e luoghi comuni, risulta effettivamente essere più verde. E non parlo soltanto dei prati e dei boschi, ma della percezione di un benessere e di una disponibilità economica di gran lunga superiori rispetto allo standard veneto.

E visto che nella quotidianità familiare si tende sempre a una sorta di semplificazione, o piuttosto alla simbolizzazione, all'isolamento di determinati archetipi, ecco che, nell'immaginario comune del veneto in visita di piacere o di lavoro nelle terre del Trentino Alto Adige, il benessere non assume il volto, a mero titolo esemplificativo, delle buste paga sensibilmente più alte per i dipendenti di scuola e università, dei sostegni dati dalle province autonome alle nuove coppie per l'acquisto della prima casa, delle biblioteche comunali che dispongono di fondi che, giù in pianura, appaiono addirittura fiabeschi. Nulla di tutto ciò: il Trentino è semplicemente la terra delle strade sempre asfaltate, e dei balconi sempre fioriti. Recentemente tali luoghi comuni (in particolar modo il primo, quello delle strade asfaltate) hanno avuto la consacrazione dei social network, con fotografie (probabilmente ritoccate ad arte) che rappresentano il confine tra le due regioni: al di qua, in Veneto, la strada sembra appena arata. Al di là, una nera tavola da biliardo.

L'atteggiamento dei veneti, di fronte a questi vicini di casa privilegiati, negli ultimi anni è sempre stato oscillante, per non dire schizofrenico. Ogni tanto qualche politico (nel 2005 fece notizia Galan, che aveva dichiarato di voler impugnare tali privilegi, a suo avviso incostituzionali, nelle opportune sedi europee) si lancia contro i fratellini viziati da mamma Roma; più serenamente, e più frequentemente, qualche comune di confine tenta la carta del referendum per saltare la barricata. Eh sì, la tentazione è forte: una legge, una rettifica alla carta geografica, et voilà: vasi in fiore a tutte le finestre, e asfalto a catinelle.



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