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LETTURE/ L'irripetibile bellezza: Frida Kahlo e la femminilità tradita

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Un autoritratto di Frida Kahlo  Un autoritratto di Frida Kahlo

Era l'unico modo possibile per dare almeno un'occasione di emergere a quella femminilità altrimenti schiacciata, vilipesa, costretta all'invisibilità della dimensione domestica (che poi molte di queste eroine femministe avrebbero, si, riscoperto, ma a partire dalla rivendicazione di una propria scelta esistenziale e non in nome di un codice colpevolmente imposto). 

La storia ha smentito l'idea che il comunismo fosse solo di soviet ed elettricità; di certo, la felicità non è solo il surrealismo unito al socialismo. E questo lo dimostra acutamente la parabola pittorica di Frida Kahlo. Alcuni dipinti ci raccontano la complessità di questo travaglio. 

Quasi intimo e familiare il tutt'altro che meramente dolce "Frida e Diego" - l'artista col mastodontico e corpulento marito. Fotografati, si direbbe, nell'atto di un passeggio quasi borghese, quell'amore tenuto insieme oltre i tradimenti e le blasfemie, che, però, proprio per questo per dimostrarsi davvero tale ha anche bisogno di potersi esibire nella quiete. Ancora: la mancata rielaborazione del lutto per il figlio perduto in gravidanza, in "Frida e l'aborto", autoritratto visionario, come molti della pittrice, ma che è tutto tranne che egotismo travestito in metafore. Semmai, autentico dolore, autentico senso di angosciante perdita.

Quel permanente "Frida contro Frida" a cui in sostanza l'artista sudamericana dà un volto precisissimo: le "Due Frida", che pur a mani giunte presidiano due angoli diversi del quadro, due mondi diversi dell'anima. La voglia di vivere e la disperazione della vita, il dolore del caso e la ragione della gioia: un incontro lacerante sancito da una forzosa stretta di mano. 

Per non dire dell'Autoritratto sormontato da uno Stalin indifferente e abbarbicato al dominio del suo presentarsi come socialismo realizzato. Frida non visse abbastanza per vedere crollare, sotto i colpi delle proprie stesse contraddizioni, anche quel sogno, ma a dar retta alle biografie maggioritarie si legò, quasi per nemesi storica, anche allo sventurato Trockij. L'eroe mancato della Quarta Internazionale, scacciato e schiacciato dai sicari della Terza. 

In tempi di ostentazione malsana di una presunta femminilità debordante, che altro non è che maschilismo rovesciato nel suo ludibrio, la pittura di Frida Kahlo è piuttosto l'antidoto della dannazione. E se forse la sua poetica ci appare non raramente più intensa e curata della sua pittura, è perché quella pittura affida alla nuda immagine pensata la fatica del proprio vivere: va decifrata, va corteggiata, va coltivata. Niente di più anacronistico e niente di più attuale.



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