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MURO AL BRENNERO/ Chi si ricorda più della lezione di De Gasperi?

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Hitler e Mussolini al Brennero il 18 marzo 1940 (Foto dal web)  Hitler e Mussolini al Brennero il 18 marzo 1940 (Foto dal web)

Qualche passo in avanti venne fatto con il secondo statuto di autonomia del 1972, ma si dovette attendere l'inizio degli anni Novanta per avere un rapporto disteso tra i due Paesi. Solo nel 1992 vennero attuate le norme favorevoli al gruppo di lingua tedesca, e l'Austria ritirò il ricorso all'Onu che pendeva dal 1960. E sempre nel 1992 Roma cessò di porre il veto all'ingresso di Vienna in Europa, che avvenne tre anni più tardi. 

Per dirimere la controversia etnica c'è così voluto quasi mezzo secolo, ma oggi le popolazioni di lingua italiana e tedesca vivono pacificamente all'interno nella Regione Autonoma Trentino Alto Adige/Südtirol, da tutti considerata un esempio virtuoso di convivenza. C'è voluto mezzo secolo di incomprensioni, attentati, paure. Ma anche di dialogo. Perché Italia e Austria erano divise ma in fondo unite sull'essenziale, cioè sulla possibilità, magari appena intravista, di poter dialogare e ripartire insieme. Non si spiegherebbero altrimenti gli accordi di cooperazione economica e l'incessante lavoro diplomatico: ci sono voluti cinquant'anni e c'è voluta una prossimità con l'altro, un guardarsi negli occhi, da vicino, senza muri e senza barriere. 

Questo lo aveva ben chiaro uno dei "padri fondatori" dell'Europa come De Gasperi, che non a caso era un uomo di confine. Pochi giorni dopo l'accordo siglato con Gruber si augurava che il Brennero diventasse «un ponte e non una barriera». Settant'anni dopo condividiamo questa speranza seguendo papa Francesco e il suo invito a rimuovere i muri, sia quelli dell'indifferenza, sia quelli «della triste realtà». Perché impediscono di guardare l'altro e di accorgersi che, a ben vedere, è come noi.

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