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LETTURE/ Violante: la "profezia" di Aldo Moro e la politica di oggi

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Aldo Moro (1916-1978) (Foto dal web)  Aldo Moro (1916-1978) (Foto dal web)

Per gentile concessione dell'autore, proponiamo il discorso che Luciano Violante, in occasione del centenario della nascita di Aldo Moro, ha pronunciato in apertura della Biennale delle Memorie 2016 il 4 maggio scorso, a Bari, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Oggi siamo chiamati a leggere nei pensieri e nelle analisi di Aldo Moro le tracce di una lezione per il nostro presente. Non è un compito rituale, perché esiste ancora una netta sproporzione tra le analisi dedicate al Moro prigioniero dei terroristi e quelle che riguardano la sua trentennale attività di uomo di Stato. 

Le prime tendono a schiacciare le altre; a far dimenticare la vita vissuta come se essa fosse ormai collocata in un indistinto, inutile passato. 

Se ci lasciassimo sedurre dalla tentazione liberatrice dell'oblio perderemmo un prezioso metodo per affrontare i problemi del consolidamento della democrazia.

L'attualità di una parte rilevante del pensiero di Aldo Moro sta nella sua costante fatica diretta a cogliere il significato profondo dei fatti per intravederne l'evoluzione e consentire alla politica di governare gli avvenimenti invece che esserne succube. Da questo metodo abbiamo molto da imparare in una fase nella quale troppo spesso ai fatti viene delegato il compito di guidare la politica. Moro invece si sforzava continuamente di leggere il significato degli avvenimenti, ponendoli in rapporto con i caratteri del tempo nel quale essi si erano verificati. In questo modo la politica non dipendeva dai fatti o, peggio, dalla cronaca; ma riusciva a governarli, a dirigerli. 

Altre culture politiche, sue contemporanee, tentavano di risolvere il problema del rapporto con la realtà attraverso l'ingabbiamento dell'esperienza entro modelli precostituiti apparentemente razionali, ma che la storia ha dimostrato essere arbitrari e densi di tragiche conseguenze.

Invece l'intelligenza della storia che Moro proponeva nelle sue analisi non derivava dal rapporto con modelli astratti; derivava invece dall'abitudine di sottrarsi ai luoghi comuni e dalla capacità di proporre interpretazioni che andavano alle radici della realtà e ne individuavano il senso di marcia.  

Questo metodo ha conferito alle sue analisi una sorta di valore profetico che non era frutto di misteriose attitudini. Era frutto di una profonda capacità di andare oltre le apparenze, di cogliere i nessi tra avvenimenti apparentemente distanti, il loro senso di marcia e la loro connessione con i processi profondi della società. I discorsi fatti da Moro nel '68, ad esempio, avvertivano i dirigenti politici dell'epoca che quei movimenti andavano presi sul serio e lasciavano intravedere questioni che, se abbandonate a sé stesse, avrebbero portato a tragedie che avrebbero colpito l'intera società italiana. L'appello rimase inascoltato, le tragedie ci furono. Analoga fu l'analisi che Moro propose alcuni anni dopo nei confronti dei diversi terrorismi, individuando dietro di essi progetti politici che andavano combattuti anche sul piano politico e non solo sul piano criminale.  



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