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LETTURE/ Golding e l’"ombra" delle mosche

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William Golding (1911-1993) (Foto Wikipedia da  Dutch National Archives, The Hague)  William Golding (1911-1993) (Foto Wikipedia da Dutch National Archives, The Hague)

Dopo la nascita del loro primo figlio, nel 1940, Golding venne chiamato alle armi in Marina e prese parte alla seconda guerra mondiale, un'esperienza che lo toccò profondamente. Golding seppe vedere nella guerra l'espressione peggiore dell'animo umano, e le fanfare della vittoria finale degli alleati non prevalsero sulle immagini di violenza, di strazio, di dolore che gli rimasero impresse indelebilmente nell'anima. 

Una volta smobilitato tornò all'insegnamento, sempre a Salisbury, e alla scrittura. Nel 1952 cominciò a scrivere un romanzo intitolato Strangers from Within,che significa "intimamente stranieri" e che spedì a diversi editori ottenendo solo risposte negative. Nel 1954 il romanzo venne pubblicato con il titolo Lord of the flies ("Il signore delle mosche") dalla casa editrice Faber&Faber diretta dal grande poeta Thomas S. Eliot, che suggerì lui stesso il nuovo titolo, ispirandosi ad una metafora di Satana.

Curiosamente Il Signore delle mosche uscì lo stesso anno in cui fu dato alle stampe un altro capolavoro, un altro Lord: The Lord of the Rings, "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien. Entrambi i titoli richiamano due protagonisti negativi,due signori del Male. Ma mentre l'esito del volume di Tolkien è positivo, con la speranza, la cosiddetta Eucatastrofe che prevale sul male, il libro di Golding ha un esito amaro: l'uomo sembra incapace di agire umanamente. Sembra inevitabilmente attratto dalla violenza, dall'odio per il prossimo, e finisce per essere lupus verso i suoi simili.

Il romanzo di Golding ebbe il grande merito di smascherare l'ottimismo di Rousseau del buon selvaggio che aveva attraversato — a partire dall'illuminismo — tutta la modernità. Da insegnante aveva visto le rivalità, le contese, anche le violenze che possono insorgere tra i ragazzi. La sua visione dell'infanzia e dell'adolescenza non era quella dei pedagoghi ottimisti e buonisti, ma uno sguardo pieno di realismo, pieno di consapevolezza di come il Mysterium iniquitatis si intrufola e agisce nelle vicende umane. 

Un realismo che tuttavia sfocia in una totale sfiducia nelle possibilità di convivenza pacifica dell'uomo, un atto di accusa verso le illusioni generate dal culto del progresso, che nega il peccato originale e le sue conseguenze sull'agire umano. Un pessimismo che si presenterà anche in altre opere dell'autore, dove ritornerà anche il tema del naufragio, che è centrale nel Signore delle mosche. Il naufragio come metafora della condizione umana. Siamo marinai — come descritto nel romanzo del 1956 La folgore nera — che riescono solamente ad aggrapparsi ad uno scoglio, cercando di resistere alla violenza, alla sopraffazione e al mare, grande sudario che si stende sulle nostre vicende. Ci resta la dignità con cui affrontare i Riti di passaggio che la vita ci offre.



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