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LETTURE/ Golding e l’"ombra" delle mosche

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William Golding (1911-1993) (Foto Wikipedia da  Dutch National Archives, The Hague)  William Golding (1911-1993) (Foto Wikipedia da Dutch National Archives, The Hague)

Il nome di Sir William Gerald Golding è legato indissolubilmente al suo capolavoro, Il Signore delle mosche, ma c'è molto ancora da scoprire e da conoscere su questo grande scrittore, e il libro L'ombra delle mosche, di Luca Fumagalli, giovane attento studioso della storia e della cultura britannica, edito da Il Cerchio, è il mezzo più adeguato per inoltrarsi nel mondo di Golding. 

Quando nel 1983 la sua carriera venne solennemente coronata dal Premio Nobel per la letteratura, la motivazione così recitava: "per i suoi romanzi che, con l'acume di un'arte narrativa realistica e la diversità e universalità del mito, illuminano la condizione umana nel mondo odierno". Una definizione una volta tanto pienamente adeguata. Golding fu un vero esploratore dell'animo umano, con i suoi lati solari e quelli più oscuri.  

La sua sensibilità si era senza dubbio nutrita nell'humus in cui era cresciuto, a partire da quello della sua terra, la Cornovaglia. Un'antica terra celtica, che vide nel Medioevo svilupparsi i miti del ciclo di Re Artù. Quando Golding vi nacque nel 1911, la Cornovaglia celtica era ormai solo un romantico ricordo, ma indubbiamente le leggende antiche della sua terra entrarono nell'animo e nell'immaginario di Golding, che ebbe modo anche di scrivere un romanzo di ambientazione medievale, poco conosciuto ma affascinante: La Guglia, del 1964, in cui il protagonista, il decano di una cattedrale, è ossessionato dall'idea di realizzare una torre di altezza mai raggiunta, fino a comprendere — poco prima della sua morte — di aver tradito il suo rapporto con Dio. 

Il secondo elemento chiave nella formazione del giovane Golding fu la sua famiglia: il padre era un dirigente scolastico, di idee socialiste, mentre la madre era stata una suffragetta, ovvero una proto-femminista che si era battuta per il diritto di voto alle donne. Cresciuto in un clima di forte attenzione ai temi sociali, nutrito da una solida fede protestante popolare, lontana dal secolarismo liberale che già aveva infettato la chiesa anglicana, Golding negli anni universitari trascorsi a Oxford, dove studiò letteratura e filosofia, si accostò alle teorie del pensatore austriaco Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia, una scuola di pensiero di tipo esoterico che aveva suscitato al suo apparire anche in Inghilterra un certo successo, in particolare a Londra. E fu proprio nella capitale che Golding decise di trasferirsi lavorando come insegnante. 

In seguito decise tuttavia di tornare a vivere nell'Inghilterra profonda, rurale, antica, e si trasferì a Salisbury, una cittadina celebre per la sua splendida cattedrale medievale e per la vicinanza a Stonehenge, uno dei più celebri siti archeologici mondiali, un luogo carico di mistero che non poteva non affascinare il giovane insegnante, attratto dalla conoscenza esoterica. A riportarlo alla realtà fu la donna di cui si innamorò e che poi sposò: Ann Brookfield, un'attivista politica impegnata nell'ambito dei diritti dei lavoratori.  



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