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SCENARI/ Per uscire dalle macerie del neoliberismo ci serve Charles Péguy

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Per Magatti, studioso della "generatività sociale", sì: si chiama "scambio sostenibile contributivo". Vuol dire ad esempio gestire l'edilizia in modo diverso da come l'ha affrontato il neoliberismo (crescita quantitativa, finanza, individualismo). Vuol dire costruire case che affrontino in modo differente le problematiche demografiche e ambientali. E non è certo più un'edilizia da lasciare in mano al mercato: è uno dei molti ambiti dell'economia e della società in cui la dimensione pubblica deve trovare nuovi sspazi.

Verso un neo-statalismo? "Bisogna spazzar via una falsità: che il neo-liberismo abbia liberato le persone dagli Stati e dalla loro oppressione, vera o presunta" ha detto Sapelli. "Se c'è stata un'epoca in cui lo Stato ha condizionato la vita economica e sociale con le regole è stata quella del neo-liberismo: soprattutto in Europa è stato il trionfo del cosiddetto ordo-liberismo, cioè la pretesa di iscrivere nelle costituzioni i principi strutturali e di funzionamento dell'economia". La "desertificazione da marco travestito da euro - ha sferzato Sapelli - è nata da qui". E se il burocratismo tiranneggia l'Europa, nei singoli stati dominano nuove generazioni di "pretoriani" (un tempo i militari, oggi spesso i magistrati). Ma anche negli Stati Uniti, ha sottolineato, la crisi del 2008 ha visto le banche d'investimento di Wall Street decidere al tavolo del governo chi doveva sopravvivere e chi fallire: e le regole della poliarchia - che è la decadenza della democrazia e della bilancia dei poteri geopolitica nata in Westfalia - sembrano ispirare anche il Ttip. L'accordo transatlantico destinato sulla carta a rilanciare su massima scala la libertà economica glolbalizzata, in realtà rischia di imporre alle regioni più deboli le regole di quelle più forti (come l'obbligo per qualunque impresa di utilizzare forza lavoro locale in Usa).

Un'altra ossessione neo-liberista, la competizione esasperata, è quella che ha portato l'Unione Europea ad avere 136 gestori di telecomunicazioni e 728 distributori di energia: da questa frammentazione del mercato nasce veramente efficienza e qualità del servizio, marginalità economica in grado di essere rievrsata sui livelli salariali e sulla generazione di produttività?

Neppure per Sapelli, tuttavia, la speranza muore. Rinviene dai pensieri forti dell'Europa: ad esempio dal lavoro manfatturiero, ad un tempo produttivo e pieno di valori, identificato da Charles Péguy. Oppure dalla categoria "comunità": che appartiene a tante culture (quella cattolica o quella socialista), Non certo a un neo-liberismo bruscamente tramontato quando sembrava allo zenith.



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COMMENTI
11/06/2016 - Neoliberismo (delfini paolo)

Grazie ad Antonio Quaglio per l'interessantissimo articolo. Il liberismo ha fatto tanti troppi danni, è ora di cambiare finalmente registro.