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LETTURE/ Bertinotti: l'Europa si salva solo se accoglie i nuovi "barbari"

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Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)  Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)

Tutto ciò se si realizzasse, sarebbe la fondazione di un sistema compiutamente oligarchico. Intanto il fronte dei governi che sceglie la ristrutturazione dell'economia capitalistica per farne la spina dorsale dell'Europa reale, si allarga e si consolida malgrado la crisi sociale e il disagio delle popolazioni. Il prezzo sociale che i popoli europei pagano in modo crescente è senza precedenti. In particolare nei Paesi dell'Europa mediterranea la crisi economica dà luogo ormai a una profonda crisi della coesione sociale. I livelli di disoccupazione sono diventati socialmente insostenibili. Le povertà divorano parti della società che mai le avevano conosciute o da cui si erano convinte storicamente di esserne divenute estranee. Ma, in Italia, per citare il mio paese, a disegnare il carattere di classe della riorganizzazione dell'economia in atto, c'è il fatto incontrovertibile che aumentano i poveri, ma, contemporaneamente, aumentano pure i ricchi. Nel 2012, ultimo anno a disposizione per questi dati, i ricchi il cui patrimonio stimato supera il milione di dollari, sono aumentati di 127mila unità, tanti quanti gli abitanti di una media città. I milionari d'Italia, in un anno centrale della crisi, sono dunque aumentati di circa il 10% e, tra loro, i più lo sono diventati perché è salito il valore del loro patrimonio investito in titoli e azioni. 

Non c'è nulla di innocente in tutto ciò. Sono state le banche centrali che, con le loro azioni, hanno fatto crescere la Borsa e i prezzi dei bond, sicché chi aveva patrimoni si è arricchito, mentre a scendere erano i salari. Alle nuove generazioni viene proposto un destino che oscilla tra disoccupazione e precarietà. La ripresa se c'è è flebile, debolissima e, soprattutto, senza occupazione. L'invocazione dei governi, come in un rituale senz'anima, della crescita lascia il posto, nella realtà, a una deflazione dell'economia che segue quella dei salari. In questo modello sociale non c'è posto per nessuno, se non per chi sia utilizzabile al fine del suo funzionamento. Al suo funzionamento sono ora necessari sia il processo di spoliazione, com'era nel colonialismo, sia lo sfruttamento, com'è tipico di ogni capitalismo. Perciò anche l'accumulazione primitiva entra far parte dell'accumulazione del nuovo sistema capitalistico finanziario globale. Il processo migratorio in atto è un processo storico. Esso è, da un lato, l'espressione drammatica questa realtà e, dall'altra, la cartina di tornasole della sua natura, di brutale spoliazione e sfruttamento: quel che può usare, il sistema usa; il resto diventa scarto, cosa da buttare. Le persone vengono trasformate in cose: usa e getta. Il Mediterraneo da mare di pace e di dialogo viene trasformato, dal meccanismo economico dominante, in mare di morte, mentre sulle sue coste si affaccia ciò che Papa Francesco ha chiamato "la terza guerra mondiale a pezzi". 

La fraternità e la umana solidarietà vivono fuori dal mercato. Laddove donne e uomini di buona volontà prestano cura, salvano vite umane, accolgono profughi immigrati, altrimenti condannati solo al dolore e alla morte. Lampedusa, un'isola tra l'Italia e la costa del sud del Mediterraneo, è diventato meritatamente il simbolo di questa storia di amore per l'altro e di accoglienza umana. Sono queste le esperienze che ci parlano di una possibilità di futuro diversa da quella che i governi, gli stati e l'economia di mercato stanno costruendo. Infatti sono proprio gli Stati ad aver affermato, come generale, il modello concorrenziale dell'impresa e del mercato e ad averlo introdotto in tutte le dinamiche sociali.  



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COMMENTI
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

al paese sovietico preferisco un paese dove si ha la libertà di difendere se stessi dalle troppe tasse e da chi ti entra in casa. ma il cattocomunismo è la religione di stato. dello stato italiano e di quello vaticano.