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LETTURE/ Bertinotti: l'Europa si salva solo se accoglie i nuovi "barbari"

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Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)  Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)

Quando l'individuo viene definito e considerato un capitale umano (sottolineo capitale), cosa viene alla luce se non la tendenza ad assumere pienamente l'uomo dentro i meccanismi del mercato e della concorrenza? Così non viene più cercato soltanto il consenso alle politiche di un governo, ma si cerca di plasmare il soggetto individuale, la persona, fino a configurare la conquista, da parte del capitale, di un nuovo orizzonte antropologico. L'individuo come, d'altra parte, lo Stato, passando per i corpi intermedi, tutti risulterebbero allora regolati da un unico sistema pervasivo che non è più solo un modello economico, bensì il governo di tutte le attività umane secondo il principio della concorrenza. Ma questo terribile meccanismo è messo alla prova a sua volta dalle contraddizioni interne ed esterne da cui l'Europa reale è attraversata, sia per il suo essere immersa in un mercato globale nel quale sono presenti in forza protagonisti conflittuali, sia per le ragioni sociali che al suo interno scavano sia la crisi che la risposta che i governi danno alla crisi. 

Non è solo, quel che sta generandosi, il residuo che sempre, in ogni caso, resta fuori da ogni meccanismo di integrazione subalterna; qui c'è di più e c'è un potenziale di ribellione e di rottura sociale che le mille forme di collera e di resistenza indicano già ora esistente, quand'anche in larga misura sommerso. Del resto la demolizione della democrazia in Europa e la costituzione, al suo posto, di un'Europa oligarchica, rispondono all'esigenza della classe dirigente di governare una politica economica e sociale altrimenti impossibilitata a guadagnarsi un consenso di massa. Da qui il conflitto tra la governabilità e la società civile. La classe dirigente confida nell'incapacità per ora dei movimenti di riuscire a rovesciare le tendenze in atto. L'incompatibilità di fondo tra il capitalismo finanziario e la democrazia in Europa ha nelle politiche di austerità e neoliberiste il campo concreto della sua conferma, la sua causa prima. Nella crisi la nuova borghesia internazionale ed europea ha alzato l'asticella della sfida, è passata dalla pars destruens delle conquiste sociali storiche da parte del neoliberismo nell'ultimo quarto di secolo, alla pars construens di un nuovo modello sociale neomercatilista a vocazione totalitaria nel quale è celato un nocciolo duro di classe, cioè il ritorno dei rapporti sociali all'Ottocento, quell'Ottocento che ha preceduto la nascita del movimento operaio: appunto si vorrebbe il gran ritorno. 

Questo processo confida, come ben sappiamo, sull'eclissi nella scena politica della rappresentanza del suo storico avversario, il movimento operaio e le sue organizzazioni. Confida anche nell'oscuramento, nella realtà sociale e nelle culture diffuse, di una lettura della società in termini sociali e, più in generale, dell'oscuramento delle culture critiche. Per fortuna non è detto che i potenti indovinino sempre le loro previsioni. Questa volta ci sono buone ragioni per credere che in Europa stiano prendendo corpo esperienze sociali, di protagonismo dal basso e di movimenti che possano determinare una situazione più aperta ad esiti diversi da ciò che si poteva pensare fino a qualche tempo fa.  



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COMMENTI
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

al paese sovietico preferisco un paese dove si ha la libertà di difendere se stessi dalle troppe tasse e da chi ti entra in casa. ma il cattocomunismo è la religione di stato. dello stato italiano e di quello vaticano.