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LETTURE/ Bertinotti: l'Europa si salva solo se accoglie i nuovi "barbari"

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Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)  Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)

È come se la pesante coltre del pensiero unico si fosse assottigliata per la forza dei processi reali che lo hanno falsificato e lasciasse fuoriuscire pensieri critici. Il fenomeno non è del tutto nuovo. Nel mondo dell'accademia (i citatissimi premi Nobel), gli economisti di scuola keynesiana e del pensiero critico, e non solo loro, da tempo svolgono tesi critiche, in particolare nei confronti delle politiche di austerità e, più in generale, di quelle con le quali i governi e l'Europa della Troika hanno affrontato la crisi. 

Ma ora il passaggio è più impegnativo, e per due ragioni forti. La prima è di merito: la critica investe adesso il motore principale dei processi in atto e investe l'intero Occidente. La seconda riguarda la cattedra da cui proviene la critica, che si situa ora anche dentro istituzioni che hanno svolto, e svolgono, funzioni cruciali di governo dei processi economici e politici mondiali. In uno studio finanziato dalla Nasa e guidato da un grande matematico, Safa Motesharrei, si mettono a confronto le crisi di grandi civiltà antiche, nelle diverse parti del mondo, per avvertire che anche i loro sovrani hanno creduto di poterne dominare i processi, finché qualcosa è avvenuto che le ha fatte deragliare. Si può ovviamente dissentire, in tutto o in parte, con le comparazioni e le analogie così ricavate; quel che colpisce è l'individuazione (nello studio della Nasa, insisto) delle due cause che, congiuntamente, determinerebbero la crisi delle civiltà (se quelle non venissero fronteggiate e rimosse). Le due cause vengono individuate nell'impoverimento delle risorse disponibili (è stata la tesi principe dell'ecologismo) e nell'esplosione della diseguaglianza sociale con la violenta stratificazione della società in una realtà sociale formata dalle élites e, dall'altra, in quella delle popolazioni impoverite (è stata la tesi della lettura di classe della globalizzazione capitalistica e della sua crisi). 

La tesi, che lo studio propone, è che la crisi di civiltà si genera quando il controllo delle élites blocca la ridistribuzione della ricchezza prodotta, generando un collasso del lavoro salariato e degli strati popolari, causa a sua volta inevitabile del declino della civiltà. Secondo lo studio della Nasa, quindi, l'Occidente sarebbe destinato a crollare, come gli imperi antichi, per lo squilibrio devastante nella distribuzione delle ricchezze. Si apre così un varco nel pensiero delle classi dirigenti dal quale può passare l'insostenibilità (per la civiltà, non solo per una sua parte) di questo livello di diseguaglianza. Non vi propongo di aderire alla tesi ma più semplicemente di constatare, anche alla sua luce, che il pensiero unico, quello a sostegno di questo modello economico e sociale, non è più unico perché esso è messo in discussione all'interno delle sue stesse classi dirigenti. Ora la globalizzazione è indagata criticamente persino nelle istituzioni che da essa sono state fondate o che ne hanno costituito i luoghi delle decisioni strategiche. Qualcosa di importante sta cambiando. Proprio il Wto pubblica uno studio che pare acquisire come reale la contraddizione tra, da un lato, la natura economico-sociale della globalizzazione e le forme e le pratiche di governo che l'hanno accompagnata fin qui e, dall'altro lato, la questione sociale. Il titolo dello studio è già sufficientemente indicativo: Delocalizzazioni, occupazione: come rendere la globalizzazione socialmente sostenibile?. Avrebbe dovuto aggiungere "in Occidente".  



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COMMENTI
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

al paese sovietico preferisco un paese dove si ha la libertà di difendere se stessi dalle troppe tasse e da chi ti entra in casa. ma il cattocomunismo è la religione di stato. dello stato italiano e di quello vaticano.