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LETTURE/ Bertinotti: l'Europa si salva solo se accoglie i nuovi "barbari"

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Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)  Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)

Già, come fare? La domanda rimbalza in una ricerca del Fondo Monetario Internazionale. La domanda, così come la riformula la ricerca del Fmi, può sembrare retorica, ma è la fonte da cui proviene che mostra come ormai più di una crepa mini l'ortodossia del "Washington consensus". Essa infatti così recita: "La globalizzazione abbassa i salari e trasferisce all'estero i posti di lavoro?". L'occupazione e il salario (cioè il lavoro) sono stati il ventre molle della globalizzazione capitalistica, prima, e delle risposte delle classi dirigenti occidentali alla crisi, poi. L'esito è stata una devastazione di civiltà, la crisi della coesione sociale. Le classi operaie dell'Europa e degli Usa, ma anche i ceti medi, ne stanno pagando il prezzo altissimo non avendo saputo, o potuto, contrastarne il processo. La sconfitta del movimento operaio ha preceduto la mutazione genetica delle sue organizzazioni politiche e sociali che hanno cambiato natura. Nella crisi e nella ristrutturazione capitalistica si manifesta ora l'incompatibilità tra il capitalismo finanziario globale e la democrazia a cui, dall'alto, la rivincita delle élites dà come risposta la costruzione, al suo posto, di un regime oligarchico. È quel che è accaduto e che sta accadendo in Europa. 

Da cosa sono provocati, allora i pensieri critici a cui ci siamo riferiti? Probabilmente l'affacciarsi di riflessioni critiche negli stati maggiori è suggerita dall'instabilità delle relazioni tra le grandi aree geopolitiche del mondo. Non è certo pacifico il rapporto dell'Europa, a Ovest, con gli Usa, come testimonia la vicenda del trattato sulle relazioni commerciali e non lo è, ad Est, come ha dimostrato la capacità della Russia di Putin di svolgere un ruolo di potenza riemergente dalla Siria alla Crimea. Da Sud, il Mediterraneo ci dice che non può più essere ignorata quella frontiera né dal punto di vista economico né da quello di civiltà, perché essa riguarda ormai direttamente il destino dell'Europa. Gli antichi romani chiamavano barbari i popoli che stavano fuori dal confine. La storia ci ha insegnato che senza il loro avvento non ci sarebbe stata la civiltà europea. Capita sempre quando gli esclusi diventano i protagonisti della storia. E' allora che nasce una nuova civiltà. Ora noi possiamo chiamare barbari tutti coloro che stanno fuori dai confini del nuovo potere. Tutti coloro che, per le ragioni più diverse ne stanno fuori, sia perché rifiutati, sia perché esclusi, sia perché irriducibili, sia perché diversi, perché portatori di umanità, proprio quell'umanità che il sistema nega. 

Tra questi i migranti che drammaticamente si affacciano sull'Europa sono i nuovi barbari, per antonomasia. Essi sono i protagonisti del fenomeno storico che si annuncia. Solo dalla Siria si preparano a partire 5 milioni di sfollati. E' la più grave crisi di rifugiati dalla seconda guerra mondiale, ha detto il commissario Ue per l'immigrazione. Cause profonde alimentano un fenomeno che, secondo gli studiosi, non si arresterà prima del 2050 (come lo sapranno non è facile da capire). La prima causa è la guerra, sono i conflitti terribili che sconvolgono il Medio Oriente, l'Asia, l'Africa, a loro volta eredità (seppure non esclusiva) dura e complessa di tutti i colonialismi, gli imperialismi, le politiche di potenza.  



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COMMENTI
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

al paese sovietico preferisco un paese dove si ha la libertà di difendere se stessi dalle troppe tasse e da chi ti entra in casa. ma il cattocomunismo è la religione di stato. dello stato italiano e di quello vaticano.