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LETTURE/ Bertinotti: l'Europa si salva solo se accoglie i nuovi "barbari"

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Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)  Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)

Così le migrazioni saranno uno dei tratti distintivi del nostro tempo, ampliate da altre concause: le crisi umanitarie in corso; le politiche delle grandi potenze economiche sul cibo, la nutrizione, le coltivazioni; cambiamenti climatici; il deficit demografico dei paesi del Nord a cui si oppone un Sud giovane, povero e senza occupazione. La destra xenofoba cresce particolarmente nei paesi europei saldando la paura dello sconosciuto, l'immigrato, con la crisi sociale prodotta dalle politiche di austerità e favorita culturalmente dall'uscita di scena nel campo della politica e delle politiche statuali, della critica al capitalismo. 

Al contrario chi pensa che l'umanità di fronte alle nuove sfide o si salva insieme o insieme corre verso la catastrofe, in Europa deve pensare al Mediterraneo come ad un confine fatto per essere attraversato, come un luogo da abitare e come un ponte. Il luogo della traduzione, per dirla con Étienne Balibar. E contemporaneamente deve saper far vivere in Europa i germi, le sementi di una società guidata dall'obiettivo dell'eguaglianza. L'avvento dei migranti che oggi è avvolto nella tragedia può diventare un'occasione. Se si deve parlare di un processo costituente dal basso dell'altra Europa possibile, non c'è leva che valga questo avvento. La tragedia umana che vivono i migranti chiede vicinanza, solidarietà e accoglienza, in primo luogo. Non si sarà mai fatto abbastanza su questo terreno, né nella realtà sociale, né nella rivendicazione agli Stati di cambiare decisivamente registro per disporsi efficacemente all'accoglienza. Ma per realizzare un  processo positivo, per avviare un nuovo corso è necessario sfondare il muro dell'emergenza, per rivolgersi al prima e al dopo l'accoglienza. Prima, andando alla radice strutturale, civile, culturale, dei vissuti di massa del fenomeno e dopo, per passare dall'accoglienza all'inclusione, lì dove si possono riannodare i fili sociali della libertà e dell'eguaglianza contro quelli della spoliazione e dello sfruttamento generati dalla rivoluzione capitalistica. Su quel "prima" il vuoto della politica è impressionante, tanto impressionante da indurre a chiedere soccorso alla profezia. Se andiamo a fondo di questo vuoto, troviamo la parola di papa Francesco che prende di petto la questione. Il Pontefice ha detto che "respingere gli immigrati è un atto di guerra". La frase del papa potrebbe essere l'inizio di un discorso della buona politica e il terreno del rafforzamento del dialogo interreligioso. Ma se la profezia non si invera in una prassi estesa e partecipata e in una produzione culturale capace di diventare senso comune, capace cioè di farsi popolo, la realtà ci espone ad una nuova distruzione di umanità di fronte ad un capitalismo così totalitario e senza freni: il capitalismo dello scarto. 

Ma allora la politica, che in questa Europa reale è morta come "autonomo progetto di società" è chiamata a rinascere, pena l'avvicinarsi di una guerra civile. Le grandi culture politiche che hanno dato vita alla politica nell'era moderna devono essere interrogate a fondo. La cultura liberale nasce dall'idea dell'eguaglianza del cittadino. Ma come risponde al problema ora che lo straniero entra stabilmente nella città? Il movimento operaio nasce per andare oltre l'idea dell'eguaglianza soltanto politica e per proclamare l'eguaglianza sociale, liberando l'uomo dallo sfruttamento e dall'alienazione.  



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COMMENTI
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

al paese sovietico preferisco un paese dove si ha la libertà di difendere se stessi dalle troppe tasse e da chi ti entra in casa. ma il cattocomunismo è la religione di stato. dello stato italiano e di quello vaticano.