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LETTURE/ Bertinotti: l'Europa si salva solo se accoglie i nuovi "barbari"

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Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)  Scontri nelle banlieues parigine, 2010 (Infophoto)

Signore e Signori, autorità civili e religiose,
vorrei esprimervi tutto il mio ringraziamento e la mia gratitudine per la scelta compiuta della vostra Università di farmi l'onore di attribuirmi la laurea honoris causa. La gratitudine è onor più grande per il fatto che avete voluto così onorare un cittadino di un altro paese e di un paese europeo. Vorrei assumere questa scelta come un segno di quel dialogo intermediterraneo che deve diventare il nostro dovere intellettuale, culturale e civile. Grazie

Vorrei, allora, parlarvi del nostro rapporto, cioè del rapporto trai popoli dell'Europa e del Mediterraneo. Lo farò da un punto di vista particolare, un punto di vista spesso ignorato ma che io invece considero decisivo, e che guarda a ciò che sta sotto questo nostro rapporto. E cosa sta sotto? Sta sotto, e lo condiziona, il modello economico e sociale dell'Europa. Io credo infatti che esista una relazione molto stretta tra la natura sociale di questo modello e il rapporto che si determina tra l'Europa e il mediterraneo. Un'Europa rivolta al mediterraneo è un'Europa che vuole parlare la lingua della pace, della convivenza tra i popoli, del dialogo interreligioso e della cooperazione economica. E' un'Europa che si propone di contribuire a costruire una civiltà del dialogo, una civiltà in cui venga perseguito l'obiettivo del pieno sviluppo della persona umana, l'obiettivo dell'uguaglianza tra gli uomini. Ma, per farlo deve perseguire questi stessi obiettivi al proprio interno. 

Per questa ragione affronterò qui con voi il tema del modello economico sociale europeo. Ve lo vorrei proporre come una parte della questione mediterranea, la parte che compete direttamente all'altra sponda, rispetto alla vostra. Quella che ci si presenta così innanzi è oggi una realtà politica assolutamente schizofrenica nella quale continua l'esodo dalla politica di parti crescenti della popolazione, nelle più diverse forme. Almeno questo, una realtà schizofrenica, è ciò che appare. Da un lato, infatti, il timone del governo dell'economia, dell'assetto della società e dei rapporti sociali è fermo, immobilizzato sulla rotta dell'austerità, che, come sapete, è una politica antipopolare. Esso è tanto più fisso e immobile quanto la sua tesi dichiarata, il perseguimento dell'obiettivo della riduzione del debito, continua ad essere falsificata. Dall'altro lato il rapporto tra le forze politiche medesime, e nelle loro relazioni con le istituzioni, è all'insegna dell'instabilità, dell'affannosa ricerca della risposta alla domanda su cosa accadrà domani. 

Lo stesso futuro dell'Europa comunitaria è divenuto incerto. La politique politicienne corre sulle montagne russe, incerta e instabile, quanto certo e stabile è il governo dell'economia. In questa voragine sprofonda la democrazia fino a scomparire. Se si guardano questi sommovimenti della politica politicante alla luce di discriminanti sociali e programmatiche di fondo, la schizofrenia si rivela solo apparente. Sarebbe possibile, infatti, poter vedere una ratio in questa pazzia della politica. Purtroppo si tratterebbe di una ratio nient'affatto rassicurante. Ciò che emerge è, infatti, una linea di tendenza che vorrebbe guadagnare organicamente l'adesione della seconda (cioè il gioco politico, la natura dei suoi soggetti, la soluzione del problema delle governabilità) alla prima (cioè la natura costituente del capitalismo finanziario, il carattere strutturale e ideologico, dunque permanente, delle politiche di austerità). 



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COMMENTI
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

al paese sovietico preferisco un paese dove si ha la libertà di difendere se stessi dalle troppe tasse e da chi ti entra in casa. ma il cattocomunismo è la religione di stato. dello stato italiano e di quello vaticano.