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DALLA GERMANIA/ Quella domanda di destra a cui la Chiesa tedesca deve una risposta

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Il cardinale Karl Lehmann (Infophoto)  Il cardinale Karl Lehmann (Infophoto)

La vicepresidente dell'AfD sì è richiamata espressamente al famoso discorso di Friburgo del 2011 di papa Benedetto XVI, che in quell'occasione non aveva parlato esplicitamente delle tasse regolate dal concordato, ma aveva detto con chiarezza che la comodità e i privilegi non fanno bene alla Chiesa. La parola usata dal papa era stata "Entweltlichung"  (demondanizzazione), questa secondo la leader di AfD non può che significare "superamento dei privilegi politici per concentrasi sulla fede" (Storch). Secondo la von Storch ciò è possibile in Germania solamente con la rinuncia ai privilegi previsti dal concordato con Hitler: "una chiesa indipendente dallo stato è meglio di una chiesa dipendente dai privilegi concessi dallo stato, diversamente non può che essere che un  portavoce del governo. Le chiese dovrebbero stare dalla parte dei fedeli e non dei potenti".  

Che Beatrix von Storch si richiami a papa Benedetto XVI e non citi mai Papa Francesco, che avrebbe anche da dire alcune cose sul tema "mondanità" della Chiesa, esprime la sfiducia che il mondo conservatore luterano (von Storch è luterana) e cattolico tedesco hanno nei confronti del papa argentino accusato di essere a sua volta mondano e politicamente corretto. 

Questa continua contrapposizione di Benedetto XVI a papa Francesco, come ho avuto modo di sottolineare più volte, è una costruzione che non corrisponde al vero. Il papa emerito, in una lunga intervista con il padre gesuita Jacques Servais, ha espresso ultimamente e in modo chiaro la continuità tra gli ultimi pontefici sul tema centrale della misericordia, che politicamente — e ciò non piace a von Storch — significa anche solidarietà con tutti quei profughi ai quali la cancelliera Merkel ha permesso l'entrata in Germania, anche se ciò le costa critiche sia all'interno della Germania che all'esterno di essa.

Ciò detto, rimane vero il fatto che la sfida lanciata da von Storch tocca un tema cruciale della Chiesa tedesca, che sembra spesso essere più ricca di denaro che di un vero interesse alla fede in Cristo. Le discussioni all'interno del cattolicesimo tedesco riguardano spesso questioni clericali (Perché le donne non possono diventare sacerdote? Si deve rinunciare al celibato obbligatorio dei sacerdoti?) e quasi mai riguardano la domanda di cosa significhi oggi vivere, non discutere, la fede in Cristo presente, che vuole raggiungere tutto dell'uomo e tutti gli uomini. Tanti dei corsi di formazione per gli insegnanti nelle scuole, organizzati dagli ordinariati, specialmente nei vecchi Länder, mettono per esempio in dubbio la rilevanza pedagogica di un tema come la risurrezione di Cristo, sulla base della convinzione che sarebbe irresponsabile promettere ai giovani come un fatto reale ciò che invece è solo una dimensione simbolica della fede. 



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COMMENTI
16/06/2016 - Una critica ragionevole (Giuseppe Crippa)

Non penso proprio che a Beatrix Von Storch interessi più di tanto discettare della continuità nel magistero tra papa Benedetto e papa Francesco: se cita papa Benedetto e non Francesco credo sia semplicemente perché è tedesco come lei. Credo faccia bene, da luterana qual è, a non ingerirsi in questioni “cattoliche” e più ancora credo abbia, da esponente politico dell’opposizione, tutto il diritto di criticare il concordato tedesco, che da una parte i cardinali Lehmann, l’arcivescovo Zollitsch e il cardinal Marx, presidenti negli ultimi 30 anni dell’organismo tedesco equivalente alla CEI, e dall’altra Helmut Kohl, Gehrard Schroeder e Angela Merkel, non hanno mai pensato di ridiscutere. Se poi la critica - basta leggere il concordato, che purtroppo il prof. Graziotto non ci illustra - è ragionevole... che altro aggiungere?