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PAPA/ Si può rifiutare il magistero? Così tradizionalisti e progressisti si ritrovano insieme

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La Tradizione vivente nella Chiesa parla certo attraverso documenti ma parla soprattutto attraverso l'insegnamento quotidiano dei Romani Pontefici. Aggiungo — l'osservazione è mia, non di Cantoni — che chi protesta contro lo stile per molti versi nuovo di Papa Francesco che di rado propone definizioni ma si esprime attraverso la narrativa, la storia, l'aneddoto, l'omelia non comprende che questo modo di trasmettere l'insegnamento della Chiesa è in effetti eminentemente "tradizionale" e corrisponde proprio al primato dell'oralità.

Il terzo nucleo tematico riguarda la distinzione fra Magistero straordinario e ordinario e la questione tanto discussa dell'infallibilità. I progressisti ieri e i "tradizionalisti" ostili a Papa Francesco oggi — lo stesso Pontefice li ha chiamati così, anche se l'espressione potrebbe avere anche un senso legittimo e positivo — affermano, correttamente, che le definizioni infallibili nella storia della Chiesa sono rarissime, anzi in epoca moderna sono forse solo due: le proclamazioni dei dogmi mariani dell'Immacolata Concezione nel 1954 e dell'Assunzione nel 1950. Ma al di fuori delle definizioni infallibili non c'è una sfera del "fallibile" che autorizzerebbe i fedeli a ignorare il Magistero dei Papi. Un punto fondamentale del testo è che la nozione di infallibilità — fin dalle sue origini moderne nel pensiero di Joseph de Maistre (1753-1821) — non è univoca ma analogica. Non c'è una separazione netta fra il Magistero straordinario e quello che a partire dal breve Tuas libenter del beato Pio IX del 21 dicembre 1863, di cui Cantoni ricostruisce minuziosamente la genesi storica, la Chiesa chiama Magistero ordinario. C'è un'area di "infallibilità in senso largo" o "inerranza" che attiene ai pronunciamenti ripetuti e non isolati del Magistero ordinario, e un'area di insegnamenti quotidiani dei Romani pontefici che, pur essendo riformabili, devono essere accolti e obbediti con piena adesione della mente e del cuore. E questo vale in particolare per le encicliche, senza che sia dirimente la materia più o meno "pastorale" o il tono discorsivo: e Cantoni, scrivendo prima della Amoris laetitia, sottolinea anche l'importanza speciale delle esortazioni apostoliche post-sinodali.

Che cosa pensare, allora, di coloro che "da destra" o "da sinistra" affermano che il Magistero ordinario, almeno quando cade al di fuori dell'area dell'infallibilità, si può tranquillamente contestare? Costoro citano testi di teologi antichi che in genere partono dall'"incidente di Antiochia" descritto nella Lettera ai Galati, in cui san Paolo "resistette in faccia" al primo Papa, San Pietro, in materia di separazione della mensa — che Paolo rifiutava — fra cristiani convertiti dall'ebraismo e cristiani convertiti dal paganesimo che non osservavano le prescrizioni alimentari ebraiche. È noto che Martin Lutero (1483-1546) considerava la Lettera ai Galati come "la sua sposa spirituale" e pensava di trovarci la prova che era lecito rifiutare gli insegnamenti dei Pontefici.  



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COMMENTI
17/06/2016 - difesa dell'oggettivo (giulio caligara)

caro Massimo, grazie per questo tuo intervento, cristallino come sempre. Alla fine è un problema di cuore (e di testa, certo!): obbedire o no al papa regnante è obbedire o no alla Chiesa così com'è o all'immagine della Chiesa che ti sei più o meno faticosamente fabbricato. Non c'è nulla di più cattolico, quindi, di questa obbedienza che difende l'oggettività.

 
17/06/2016 - Sottomissione totale (Giuseppe Crippa)

Il professor Introvigne sostiene la contemporanea esistenza di un magistero dogmatico “infallibile in senso stretto”, di un magistero ordinario “infallibile in senso largo” e di un’area di insegnamenti quotidiani che, pur riformabili, DEVONO essere accolti ed obbediti con piena adesione della mente e del cuore. Gli chiederei di fare attenzione: con articoli come questo qualcuno potrebbe convincersi a passare ad una religione che richieda una minore sottomissione: l’Islam per esempio…