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STORIA/ Battesimo, chiesa, missione e fede. Cattolici? No, comunisti

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Palmiro Togliatti (1893-1964) (Foto dal web)  Palmiro Togliatti (1893-1964) (Foto dal web)

Per quanto riguardava in modo specifico la Fgci, ci si indirizzò verso la proposta di una morale personale gioiosa e liberante, ma anche piuttosto rigida nei contenuti: sotto la guida di Enrico Berlinguer (che in un suo noto discorso additò anche l'esempio di Maria Goretti) furono prese decise posizioni contro la stampa evasiva e immorale. Il Pci recepì anche un linguaggio fortemente debitore nei confronti della tradizione religiosa: "La universalità di Colui che oggi è scomparso — scriveva ad esempio Concetto Marchesi su Rinascita al momento della morte di Stalin — per non morire più nella memoria e nell'azione degli uomini è in questo prodigioso amplesso che comprende tutto il mondo del lavoro, della civiltà, della fraternità; in queste braccia protese verso tutti i popoli". Parole, queste, che evocavano immediatamente la tradizionale immagine di Gesù Cristo, con le braccia aperte sulla Croce. 

Tutti questi elementi ripropongono la necessità di considerare gli anni del secondo dopoguerra sotto il profilo della continuità storica con il periodo precedente: a ben guardare, infatti, molti dei temi agitati dalla propaganda erano simili a quelli già proposti e adottati dal fascismo. Così era per il recupero del sentimento nazionale, del quale nel secondo dopoguerra proprio cattolici e comunisti si proponevano come i più autorevoli interpreti. Rispetto al fascismo, ovviamente, venivano eliminati i toni accesamente nazionalistici ed imperialistici, cercando di saldare patriottismo e democrazia: permaneva però la tendenza a liquidare l'avversario bollandolo come "antinazionale". Ciò che richiamava il fascismo, inoltre, era il carattere onnicomprensivo e totalizzante delle ideologie proposte dal comunismo e dalla Chiesa: esse sembrano una scatola, un rifugio entro cui collocare, in un solido quadro di valori tradizionali e rassicuranti, le paure dell'oggi e le angosce per il domani, già percepito come necessariamente diverso dallo ieri. Così l'impatto di quelle trasformazioni sociali che andavano alterando il rapporto tradizionale tra città e campagna e tra industria e agricoltura, veniva ricondotto e "ammorbidito" ricorrendo all'ideologia totalizzante. La mobilitazione fra i due blocchi finiva così per legarsi alla transizione epocale vissuta dalla società italiana fra anni Quaranta e Cinquanta. 

Altre pratiche diventate d'uso comune per il militante comunista contribuirono ad avvicinare i due mondi, in qualche caso addirittura sovrapponendoli. Nella fattispecie, si trattava dell'imitazione "laica" effettuata dal Pci di alcuni riti e devozioni popolari propri della religione cattolica. Un ruolo assai particolare, ad esempio, assumeva l'operazione del tesseramento — a partire dalla necessità di ampliare la quantità della base militante e di verificarne in seguito l'attendibilità — ripetuta ogni anno con procedure che affinavano e interiorizzavano quel senso quasi religioso della decisione personale di iscriversi al partito che faceva parte di un'antica tradizione dei movimenti politici della sinistra. Vero e proprio battesimo laico per i nuovi iscritti, il tesseramento assumeva per i già militanti il valore di una responsabile riconferma della fede. 



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