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STORIA/ Battesimo, chiesa, missione e fede. Cattolici? No, comunisti

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Palmiro Togliatti (1893-1964) (Foto dal web)  Palmiro Togliatti (1893-1964) (Foto dal web)

Il rinnovo della tessera — si può leggere nelle direttive per la campagna di tesseramento della Federazione di Milano, del 1949 — da parte del militante comunista, e la nuova iscrizione al partito per il lavoratore di avanguardia, è di per se stessa un'azione di lotta, è un impegno al combattimento, un giuramento di fedeltà ai principi del marxismo ed alla lotta delle masse. La tessera è per il militante comunista il documento che lo lega alla grande famiglia dei comunisti; rappresenta l'ideale per il quale si è battuto, si batte e si batterà. 

Non granché dissimile dal battesimo cattolico, anche il tesseramento comunista — come precisato nei fogli d'ordine e nelle circolari del partito — avrebbe dovuto assumere un "carattere di gioiosa festività": all'uopo era consigliata l'organizzazione di "feste di cellula e di sezione per la consegna collettiva di tessere ai nuovi iscritti", perché, precisavano i dirigenti della federazione di Bari, "avere la tessera del nostro Grande Partito deve essere un avvenimento da festeggiarsi". Ovunque il tesseramento avrebbe dovuto assumere i caratteri di una grande manifestazione politica: insieme una prova di rigore e di fede, un'operazione organizzativa e una festa, con una ritualità a volte persino pedantesca che non lasciava al caso neppure i più minimi particolari. 

 

(1 - continua) 

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