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LETTURE/ Parigi brucia, ma Victor Hugo lo aveva previsto

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Victor Hugo (1802-1885)  Victor Hugo (1802-1885)

Non solo: non sono anni privi di gravi pregiudizi e allarmi sociali. Oltre a quelli di carattere presuntamente taumaturgico e ingenuamente credulo (ad esempio: ritenere alcuni difetti fisici indice di qualità morali deteriori o ritenere alcune categorie sociali portatrici di specifiche malattie), ci sono quelli di matrice etnico-religiosa. L'orizzonte di senso del sentire comune è tipicamente cristiano e non è difficile che contro zingari ed ebrei si scatenino pregiudizi di dubbio, ma percepito, fondamento religioso. Gli ebrei hanno messo Cristo in croce, gli zingari, lavoratori di metalli (e la fucina è luogo segreto e nascosto, quanto l'antro del crimine), hanno fabbricato i chiodi per quella Croce. Quasimodo, così deforme, è straordinariamente emblema dell'universalità dell'amore: deforme, appunto, trovatello di stirpe nomadica, sordo, privo di eloquio, pure lui, persino lui, trova la bellezza dell'amore sulla propria strada. Una bellezza, si badi, che non è destinata a fare sconti: per lasciarsi cogliere ha bisogno dell'assunzione della responsabilità. E solo in quest'assunzione della responsabilità si trova la libertà di sciogliersi dai vincoli imposti dalle sembianze fisiche o dalle norme sociali o dalle prevaricazioni di casta. Fuori da questa idea dell'amore, non c'è spazio per nulla che rimetta in gioco la singolare ruota della Storia e delle storie; anche quelle minuscole, private, singolari e perciò forse ancor più meritevoli di esibire la lettera maiuscola. 

Ci sono, inoltre, due elementi straordinari in Notre-Dame de Paris anche se la critica è spesso restia a metterli in luce — e così pure le rappresentazioni che hanno avuto corso a partire dal libro di Hugo. La folla e la cattedrale: il futuro della città dipende dallo svolgimento dei loro rapporti, non c'è altra possibilità di indagine. Non sono necessariamente contrapposte: perché oltre alla inferocita e dissoluta folla gitana, c'è anche una folla popolare che ha costruito intorno alla semantica della cattedrale il suo senso comune. E la cattedrale è luogo di pace: qui, Quasimodo può portare la gitana che volle restare limpida e vergine davanti ad offerte predatorie e calcolatrici. Qui, lo stesso Quasimodo ha avuto, pur subordinato, quel "diritto di cittadinanza" che il mondo esterno gli avrebbe voluto integralmente usurpare. E la cattedrale è anche luogo di ombre, perché no? Quelle ombre che tradiscono la luce che dovrebbero fare le vetrate e ancor più le parole. Quando persino l'idealtipo della Cattedrale tradisce la Verità, essa arriva a farsi strada finanche nelle prigioni dove una zingarella additata a strega e pluriassassina e una ex prostituta sfiorita possono riscoprire di essere legate dal vincolo più magico al mondo: maternità e filiazione. Quel rigenerarsi continuo della vita in altra vita. 



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