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LETTURE/ Parigi brucia, ma Victor Hugo lo aveva previsto

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Victor Hugo (1802-1885)  Victor Hugo (1802-1885)

Anche la folla prende tutti i colori dell'uomo e tutti li amplifica fino al disordine: può essere festante e allora è la festa roboante, fulgida, stordente. Allegra, ma in filigrana cupa e contro l'ordine costituito. Può essere inferocita e allora fa paura anche se non ha pugnali in mano. Può essere timorosa e allora si ritira, pronta a chinare il capo davanti al primo galeotto che faccia lumeggiare la lama del coltello nella notte. E' la bellissima Parigi di ogni tempo quella che si vive e si scrive nel 1482: quella che vede la cattedrale non più come luogo di pace, ma di pericolo, e che in questo solo tratto è destinata ad indebolirsi, a sentirsi minacciata e drammaticamente instabile. Quella che però continuamente lambisce la cattedrale e lo spettacolo delle sue architetture. La Parigi fatta anche di folla: una folla che fa risuonare ogni sensazione umana fin oltre la sordità di Quasimodo, fin oltre i lassismi del re o la vanagloria di Phoebus. Mai pensare di potere proibire o governare l'incontro di questi due mondi: l'ordine che lo impone, infatti, è destinato a cedere. E all'atto del suo cedere trova pur sempre un uomo con la colonna vertebrale deforme che abbraccia una vittima innocente. Di cui si è perdutamente innamorato.



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