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LETTURE/ Caso Verre, Cicerone ha manipolato le prove?

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Statua raffigurante Marco Tullio Cicerone (Infophoto)  Statua raffigurante Marco Tullio Cicerone (Infophoto)

Tale è il quadro, notoriamente tremendo, della carriera criminale di Verre, che noi possediamo, però, attraverso le parole del suo accusatore Cicerone. Ma, da storico, Fezzi, nella Conclusione, riesce a dare una valutazione più problematica e non esente da ombre del caso giudiziario: sussiste infatti "l'impressione (…) che l'indagine ciceroniana propriamente intesa abbia presto ceduto il passo all'organizzazione, e, forse, alla manipolazione delle prove" (p. 203). Non a caso, gran parte delle informazioni chiave era giunta in possesso di Cicerone ben prima del suo viaggio in Sicilia, e prima dell'apertura dell'inchiesta stessa: così si spiega anche il termine di soli 110 giorni che l'Arpinate aveva richiesto per il processo. Sicuramente, però, non si può nemmeno eccedere in senso opposto, pensando a un'accusa interamente manipolata. In altre parole, quello di Verre è un caso-limite, indicativo perché quello che oggi sarebbe assolutamente incredibile invece era davvero notoriamente avvenuto e, se anche Verre — ipotizza, ma non ammette Fezzi — fosse stato "il capro — o il verro, il porco — espiatorio di un intero sistema, sono proprio gli arbìtrii permessi da quest'ultimo che l'opera ciceroniana evidenzia" (XIII).



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