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LETTURE/ Andrea Caterini, il battesimo delle parole

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Terrorizzato (p. 29) da ogni vuota gradazione estetica della letteratura, lo scrittore romano sembra voglia rispondere con questo libro alla definizione manganelliana di Letteratura come menzogna, a partire dalla simile titolazione. Caterini dunque, visualizza, vede la verticalità della letteratura, ma il suo interesse è rilevare — in ogni caso e sopra ogni parola — ciò che è citato nell'esergo betocchiano del volume: "Qui non c'è altro, non c'è terra, non c'è che anima, non c'è che lotta tra il bene e il male". 

Non si dà un'indagine sull'umano se non se ne studiano le forze contrastanti, le antinomie strutturali: non sta dritta la corda sulla quale si vuole camminare se non la si tira con la stessa forza da tutte e due le parti. Per questa ragione, lo scrittore, come Dostoevskij, cerca "il rapporto dell'uomo con Dio, dell'uomo col diavolo", fa emergere i germi della preghiera nelle parole di alcuni autori che magari cristiani non sono, o di personaggi letterari che appaiono moralmente eccepibili o blandamente dottrinali: l'Achmatova, di fronte al dolore/Calvario del figlio, non riesce a sfuggire alla tentazione di trasformarsi da Madre a Maddalena, sentendo troppo grande su di sé il peso della misericordia, l'ampio manto che sorregge la Madonna del Ghirlandaio in copertina. Gli scrittori — come Pomilio ne Il quinto evangelio — sono consapevoli che la parola, la loro parola, non satura da sola la propria possibilità veritativa: serve un quinto vangelo, uno spazio umano per sperimentare carnalmente la verità rivelata delle parole, una specie di misericordia divina ulteriore che faccia sentire e vedere che in sé "ripullula un gorgoglio / come di fango fatto preghiera" (Betocchi).

Avvicinandosi a questo libro con sincera apertura, ci si accorge che il nostro modo di leggere cerca di allinearsi al metodo del geometra (e Betocchi lo era!); è Caterini — da scrittore e critico e non da cronista della letteratura — che, come atto sacro, sacrifica e ci offre la sua esperienza di scrittura e di vita, ci porta con il suo ritmo sul sentiero già battuto dai grandi autori classici. Le ferite squarciate che ci ha fatto vedere sono le sue: il perdono, (rilievo che chiude il libro) è Caterini a implorarlo per sé, tramite la preghiera della sua letteratura.

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