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LETTURE/ Michael Lüders, il pensiero "sferico" e le guerre dell'occidente

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Gli errori di comprensione occidentale di ciò che accade nel medio e vicino oriente presentati da Lüders rivelano una colossale mancanza di "discernimento degli spiriti" in gioco. La sua critica è tanto più interessante per la sua attenzione ai fatti ed alle fonti che rivelano i fatti e che sono sempre ricercate con particolare attenzione; per esempio nella sua critica al ruolo di Israele nel conflitto medio orientale Lüders cita sempre fonti critiche israeliane e non solo arabe.
L'errore di fondo nella comprensione occidentale consiste in una forma sferica di pensiero: nel centro stiamo noi occidentali e intorno a noi gli altri, che sono sempre visti come un problema e non come un bene per noi. La complessità del palcoscenico politico mondiale non può essere ripensata e compresa con questo metodo sferico. Papa Francesco ha proposto nei suoi interventi "politici" (Strasburgo, Washington) un metodo poliedrico alternativo a quello sferico, che tenga conto di più realtà del potere mondiale. L'autore, che non cita mai il papa (come non cita mai Giovanni Paolo II parlando del conflitto in Iraq del 2004), propone una soluzione simile quando dice che bisogna tenere conto di tutti gli attori nel palcoscenico mondale: la Cina, la Russia (a differenza della Faz, Lüders dice che bisogna dialogare con Putin), gli stati Brics come il Brasile, la già citata Russia, l'India, il Sudafrica (e leggendo il libro mi è venuto spontaneo pensare all'idea degli "stati continenti" del filosofo latino americano Alberto Methol Ferré, amico del papa, come superamento del modello sferico di cui stiamo parlando).
La tesi del libro di Lüders è chiara. L'Occidente sta raccogliendo ciò che ha seminato: sotto il manto della democrazia e dei diritti dell'uomo si è nascosta e si nasconde la più brutale guerra di interessi economici; una guerra in cui, secondo l'autore, la Germania della Merkel sarebbe acriticamente a favore sia degli Usa che di Israele e così corresponsabile di un conflitto in cui a farla da padrone sono gli interessi economici e militari dell'Occidente contro il mondo musulmano.
Ovviamente l'autore sa che una critica ad Israele da parte della Germania è qualcosa che dev'essere fatto con molta cautela, vista la responsabilità tedesca nello sterminio di grande parte del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale, ma ritiene che una chiara presa di posizione a proposto del genocidio ebraico nel passato possa essere unita ad una critica all'attuale stato di Israele sia per quanto riguarda la questione palestinese, sia per quanto riguarda quella iraniana.  
Oltre alla Merkel, Lüders critica anche la candidata democratica alla presidenza in Usa Hillary Clinton, citata due volte nel libro, che giocherebbe, se eletta come presidente degli Stati Uniti, un ruolo di inasprimento dei conflitti. Detto in breve: Is e al Qaeda portano il marchio "made in Europe", "made in Usa". 



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