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LETTURE/ Michael Lüders, il pensiero "sferico" e le guerre dell'occidente

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La speranza dell'autore è nella coscienza politica della "Mittelschicht" (ceto medio), che fa fatica a crescere nei paesi arabi, in cui, a parte la Tunisia, sono sparite le speranze della primavera araba, in primo luogo per una debolezza del ceto medio stesso. Inoltre confida nel tribunale internazionale dell'Aia, in cui dovrebbero apparire come imputati Georg W. Bush, Dick Cheney, Tony Blair, Donald Rumsfeld, "se la comunità di valori occidentale vuole essere piena di vita" e non solo di parole.
A parte una volta in cui Lüders cita alcune chiese americane, le chiese in quanto tali non hanno nessuna rilevanza nel suo libro. In questo modo, però, viene da chiedersi se il superamento del modello sferico che è l'obiettivo di Lüders sia realmente possibile. L'autore dovrebbe confidare di più nella chiesa intesa in un senso ecumenico, quella che si vede negli incontri di Papa Francesco con i patriarchi Kirill e Bartolomeo o con il responsabile della chiesa evangelica luterana tedesca Heinrich Bedford-Strohm, tanto per citare qualcuno.
Dovrebbe forse prendere più sul serio, infine, quella legge ontologica inscritta nel dono stesso dell'essere, che non è donato in modo monolitico e sferico, ma poliedrico e molteplice; e che non si offre come idea dell'essere, ma nella forma di persone di cultura e provenienza diverse, e della varietà pressoché infinita del creato. Questa opzione di fondo incontra ciò che Lüders scrive nell'ultima pagina del suo libro, là dove dice che dobbiamo imparare a discernere ciò che accade nel palcoscenico del mondo con "umiltà e modestia". Se pensiamo ai milioni di morti per le guerre che abbiamo voluto per gestire il potere nel mondo, se pensiamo che solo nel vicino e medio oriente milioni di uomini cercano di sopravvivere, non potremmo che pensare noi stessi e gli altri, come un grande noi di fratelli e sorelle, differenti, ma con un destino comune: costruire mulini a vento per usare la forza del vento e non muri, che non potranno che essere abbattuti.

PS. In questo sono completamente d'accordo con Paolo Malaguti che ha recentemente, nelle colonne di questo giornale, presentato una riflessione alternativa sia al cosmopolitismo astratto che al nazionalismo, vedendo nella stessa parola "confine" non un "muro", ma un incontro tra identità diverse.



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