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LETTURE/ Michael Lüders, il pensiero "sferico" e le guerre dell'occidente

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LIPSIA — Un proverbio cinese afferma che quando il vento soffia, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento. Che nella politica e nella storia mondiale soffi un vento forte, per non dire esplicitamente di guerra, non vi è alcun dubbio. Per l'uomo abituato a riflettere, è impossibile non porsi la domanda sulla propria identità e sui criteri con cui vuole "discernere" ciò che legge, vede e sente.
Quando è ripresa con virulenza la battaglia per conquistare Aleppo, la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha affrontato la notizia posizionandosi contro il regime di Assad e il suo "padrino" Vladimir Putin. Il giornale di Francoforte non ha ritenuto necessario accertare chi avesse distrutto due ospedali ad Aleppo. Chiaro sarebbe che il regime siriano, che contraddice ogni norma del diritto internazionale, e Putin hanno distrutto gli sforzi internazionali di risolvere il conflitto e se ne sono infischiati della tregua, che aveva permesso ad Aleppo di respirare per un momento.  
In un libro di successo dell'ex corrispondente del settimanale di Amburgo Die Zeit Michael Lüders, Wer den Wind sät: Was westliche Politik im Orient anrichtet ("Chi semina vento. Cosa la politica occidentale provoca in Oriente", Monaco di Baviera, 2015) si cerca di costruire un percorso in cui si vede in modo critico il ruolo dell'Occidente nella politica mondiale a partire dalla caduta del premier iraniano Mohammed Mossadegh nel 1953, causata dal governo britannico di allora che non non voleva una distribuzione più equa delle risorse energetiche iraniane a favore dello Stato iraniano, fino alla guerra in Gaza del 2014, passando attraverso la lotta contro Saddam Hussein, Mu'ammar Gheddafi e arrivando fino Bashar al-Assad. Con un enorme bagaglio di informazioni concrete l'autore fa vedere che è l'Occidente (Usa e Ue) che agiscono continuamente contro il diritto internazionale per difendere i propri interessi.
Accenno solo ad alcuni dei dati che il libro contiene in quantità: nei 50 giorni di guerra a Gaza nel luglio e agosto del 2014 sono morti 2.200 palestinesi, 500 bambini, 71 israeliani, di cui sei civili. L'autore propone anche cifre precise (per quanto possibile) sui i morti che sono costati gli interventi americani ed europei nelle guerre di "liberazione" in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria.
Lüders analizza l'assoluta incapacità da parte dell'Occidente di comprendere cosa sia in gioco nell'islam, nelle differenze confessionali tra sciiti e sunniti. Fa vedere cosa implicano le alleanze occidentali con il wabahismo (Arabia Saudita), la criminalizzazione di movimenti come i Fratelli musulmani, che avevano fatto un grande lavoro sociale e caritativo, ma una volta raggiunto il potere in Egitto non sono riusciti a proporsi in modo politico adeguato. La simpatia occidentale per un dittatore come il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi, l'atteggiamento assolutamente acritico contro le tendenze etnocratiche religiose di Israele, sono altri fattori importanti di questa storia del coinvolgimento occidentale, statunitense ed europeo, nel vicino e medio oriente, analizzati nel libro del giornalista tedesco.



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