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STORIA/ Padre, psicologo e dio: la "religione" ai tempi del Pci

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Partigiani a Venezia nel 1945 (Foto Wikipedia)  Partigiani a Venezia nel 1945 (Foto Wikipedia)

Certamente anche per questo motivo il Pci si trovò sempre in prima linea nelle celebrazioni del 25 aprile, e più in generale dell'epopea resistenziale, spesso con l'intento di monopolizzarle: tali celebrazioni, infatti, equivalevano a una delle modalità attraverso cui tenere desta e sempre vigile la convinzione nei militanti, e con essa il conseguente spirito di sacrificio e di combattimento che ad essi si richiedeva.
Generare e rinnovare continuamente la fede — così come da due millenni farebbe il sacerdote con la massa dei credenti — è uno dei punti cardine della "religione comunista". L'imitazione della Chiesa e del rapporto tra i fedeli e i sacerdoti, in questo caso, appare ancora più evidente. Un intervento di Togliatti in direzione (febbraio 1946) aiuta a meglio comprendere i termini della questione. Discutendo sull'inutilità di una campagna elettorale limitata ai soli comizi elettorali, il leader del Pci effettua un interessante parallelo con l'attività del parroco rilevando, non senza timore, che occorra prendere a modello proprio questa attività per rendere più efficace la penetrazione comunista fra le masse. I parroci, infatti, ovunque sono a contatto con le persone, conoscono i loro problemi e sanno ben comprendere e indirizzare: "bisogna arrivare più in là — afferma Togliatti — bisogna arrivare a conoscere le masse elettorali; bisogna che i compagni conoscano gli elettori delle sezioni ed in questo chi ci batterà veramente sarà la Democrazia cristiana in quanto il parroco li conosce uno per uno e da lui si rivolgono quelli della Democrazia cristiana per farsi un'idea di come la pensano politicamente".
Se costante è il tentativo del Pci di imitare la struttura operativa della Chiesa, nonché la sua riconosciuta capacità di rafforzare e approfondire la convinzione dei propri aderenti, il risultato diviene spesso una rincorsa concitata di una realtà verso la quale ci si trovava costantemente in ritardo: pura utopia, infatti, si rilevava l'applicazione di un modello di funzionamento che traeva origine da sviluppi materiali e spirituali del tutto differenti da quelli della vita del partito.
Quale origine abbiano avuto, e quale abbiano ancora, questi sviluppi materiali e spirituali è forse il compito precipuo che si pone oggi dinanzi ai tutti i cattolici, così da riscoprire la sorgente inesauribile e originale del proprio essere e del proprio operare, senza cedere all'inganno delle buone e nostalgiche intenzioni che fa confondere la Presenza con la propaganda.

 

(2 - fine)

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