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LETTURE/ "Dio che abita in tutto": la poesia della natura in Anna Maria Ortese

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Si tratta di una disponibilità amorevole e devota, non certo fatta propria dalla maggioranza del genere umano, ma che tutti potrebbero acquisire se educati attraverso una auspicabile pedagogia non centrata sul mero "culto dell'uomo", bensì estesa "al culto di tutta la vita" e messa in pratica all'interno di "una scuola che formi le generazioni alla conoscenza della terra, e ai doveri dell'uomo verso tutta la terra".

Le Piccole Persone sono dunque un popolo mite e muto. Ma specie in Italia, sostiene la Ortese, se appena si osa parlare del dolore inflitto dagli uomini agli animali, si passa per sentimentali. O utopisti, mi permetto di aggiungere, qualora l'opzione vegetariana venga abbracciata non appena per salutismo ma anche per evitare l'uccisione d'innumerevoli esseri viventi/senzienti. Certo, talune pagine di questa insolita antologia possono risultare al lettore disincantato eccessivamente liricheggianti o enfatiche. Ma l'enfasi impetuosa con cui si esprime questa grande scrittrice è almeno autentica. Come la fede in quel suo ecologico "Dio che abita nelle ciliegie, nel vento, nel mare, negli occhi del cane e nella ragione dell'uomo".

Ritengo che, se fosse ancora viva, forse oggi la Ortese troverebbe qualche consolazione e conforto nell'enciclica Laudato si' di papa Francesco, essendo quest'ultima all'insegna della fratellanza tra tutte le creature predicata dal santo di cui Bergoglio, divenendo pontefice, ha assunto il nome.

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