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LETTURE/ "Dio che abita in tutto": la poesia della natura in Anna Maria Ortese

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È bene averlo presente: Anna Maria Ortese non fu solo autrice di racconti e romanzi splendidi, come L'Iguana, Il porto di Toledo, o Il mare non bagna Napoli. Scrisse anche testi brevi ma memorabili su temi ecologici a lei cari — soprattutto in difesa degli amatissimi animali e della natura — apparsi su quotidiani o riviste. A tale riguardo, a cura di Angela Borghesi, presso Adelphi (che della grande scrittrice, venuta meno nel 1998, ha pubblicato tutte le opere principali) è apparsa l'antologia di bellissimi scritti ortesiani intitolata Le Piccole Persone, che raccoglie oltre una trentina di testi in gran parte inediti e comunque mai accolti prima in volume.

Già solo il brevissimo ma intenso pezzo iniziale è un vero e proprio saggio in miniatura, tutto da gustare/meditare. Riflettendo su cosa si possa intendere per Natura, la Ortese sceglie di designarla quale "energia" vitale, precisando come essa secondo lei corrisponda "A una forza e un respiro grandioso, a un evento senza origine, a un ritmo senza riposo, come quello del mare, a una corrente fantastica, incomprensibile, di cui a ciascuno di noi non è dato scorgere che un punto, quello dove si affaccia, per subito sparire, il suo 'io', o qualcosa di ugualmente inesplicabile". Una visione panteistica dalla quale emerge la peculiare ed elegiaca spiritualità/religiosità ortesiana che, guardando alla natura, coglie in essa le tracce di un eden perduto e al contempo fa sorgere in lei "l'idea di una comune Casa, un comune Padre, un comune Paese, un Reale tanto felice e beato, dal quale partimmo insieme, per naufragare in questo".

Natura come mistero, altresì, in grado di suscitare in noi stupore e ammirazione; natura che dovrebbe essere intesa, secondo la Ortese, come fratellanza tra gli esseri viventi, animali compresi. Tuttavia — nota la scrittrice con un veemente j'accuse — l'homo sapiens da sempre ha solo saputo sfruttarla/deturparla, non sapendo affatto prendersi cura di essa; quindi "L'uomo è, generalmente, inumano". Specie con le bestie di cui egli si ciba, allevate/trattate spesso in maniera irrispettosa e quindi mandate a morte nei mattatoi senza pietà alcuna. Ovviamente vi sono molte persone che, al pari della scrittrice, "all'alba sognano la distruzione dei macelli", ma a suo avviso restano pur sempre ancora troppo poche.

L'estrema sensibilità della Ortese nei confronti del dolore del mondo è notoria; in primo luogo rispetto a quello recato a o patito da quelle che lei chiama Piccole Persone: siano esse farfalle o maiali, piante o uccelli. A testimoniarla basterebbe un aneddoto, fra i tanti riportati nel libro, dove si narra della giovane Anna Maria sempre attenta, per strada, a non calpestare inavvertitamente qualche minuscola formica. Attenzione che dimostra empatia e compassione equanime nei confronti di ogni animale. 



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