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LETTURE/ Il cuore di Manzoni davanti alle stragi dei migranti

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La trista condizione in cui l'Europa versa oggi e da parecchio tempo sembra descritta in un breve passo di Manzoni. Nel capitolo 32 dei Promessi sposi l'autore narra il disastro della peste del 1630 nel milanese, con il suo carico di morte, di miseria, di errori, avvalendosi delle fonti dell'epoca, nulla lasciando all'inventiva che pur muove il complesso disegno del romanzo. Tra i documenti storici, talvolta qualche spunto di riflessione sui costumi.

"In mezzo allo stordimento generale, all'indifferenza per gli altri, nata dal continuo temer per sé, ci furono degli animi sempre desti alla carità, ce ne furon degli altri in cui la carità nacque al cessare di ogni allegrezza terrena: come, nella strage e nella fuga di molti a cui toccava di soprintendere e di provvedere, ce ne furono alcuni, sani sempre di corpo, e saldi di coraggio al loro posto: ci furon pure altri che, spinti dalla pietà, assunsero e sostennero virtuosamente le cure a cui non eran chiamati per impiego.

Non ci vuole molto a sostituire al flagello di quei lontani tempi ciò che ogni giorno è sotto gli occhi di tutti coloro che tra televisione e altri mezzi sono informati delle sciagure dei migranti. E, come allora, l'indifferenza che nasce dalla paura di perdere il proprio benessere e la propria sicurezza impedisce a molti di restare al proprio posto, di provvedere e di costruire. 

Ma, accanto a questa vera e propria fuga, tanti altri accorrono in soccorso dei barconi rovesciati, assistono i profughi strappati al mare, sia che questo costituisca il loro lavoro, sia che volontariamente si adoperino per non far mancare il loro contributo. Non si può che ammirare la dedizione della Marina, di Lampedusa, di tanti sconosciuti tra i quali forse si nasconde qualche altro padre Cristoforo, qualche altro padre Felice Casati.

Gesù ha detto: "I poveri li avrete sempre con voi", forse anche indicando che la caratteristica dell'uomo è il bisogno e che ogni soccorso, anche quello più intelligente e organizzato, è inadeguato a colmarlo. Ma tutti siamo chiamati a unirci allo sforzo di coloro che sono sul campo, almeno con l'elemosina e la preghiera. Ma di questo non si parla: non serve al generale lamento che, sordo, sembra sovrastare il grido di chi cerca di sfuggire alla morte e il silenzio di chi giace in fondo al mare.



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