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LETTURE/ Fatti di cronaca, segni dei tempi: così la notizia diventa storia

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Si direbbe che storia immediata e giornalismo si incontrino giungendo allo stesso punto da strisce di partenza opposte: nel primo caso, si tratta di riguadagnare l'avvenimento, nel secondo di restituirgli uno sfondo. Afferrare il valore specifico del fatto, il suo dinamismo proprio, è responsabilità ineludibile; lo è altrettanto agganciare il fatto a una cornice. Così lo storico immediatista e il reporter possono in certa misura convergere; entrambi simili al cercatore di piste indiano, che non ignora la sarabanda fragorosa del rodeo, ma poggia l'orecchio al suolo per sorprendere echi profondi.

C'è da chiedersi se l'avvento di internet non abbia un forte peso su questa esigenza del giornalismo di riqualificarsi: in definitiva, la carta stampata, inevitabilmente in ritardo rispetto alla tempestività e fungibilità della rete, può rivendicare i propri quarti di nobiltà riscoprendo una parentela con la professione storiografica. Quando Di Fazio osserva che "non basta arrivare per primi per far buona informazione", quando sottolinea che "occorre scavare nella profondità della notizia, contestualizzarla, scoprire i nessi con altri eventi", si muove in questa direzione. Per i quotidiani incalzati da youtube, l'obiettivo non è l'immediatismo ma, esattamente al contrario, la fruizione di un certo margine di mediazione o, se si preferisce, di distanza critica. Di Fazio non sottoscriverebbe certo la massima idealistica secondo cui il fatto è un sacco vuoto, ma rimane assolutamente persuaso che, senza inchiesta sul significato latente, la mera registrazione dell'accadere è insulsa, quando non volgare. E si può scommettere che, ai suoi occhi, certi eccessi internettiani appaiano viziati da una sorta di banale positivismo di massa, con il video al posto della foto in bianco e nero, e la radicata illusione che riprendere il reale sia già, sostanzialmente, possederlo. 

Ma il problema non è lo strumento, che in sé e per sé rimane neutro, e include sia rischi che possibilità; decisivo è invece l'operatore, il soggetto che orienta in un modo o nell'altro l'attrezzatura a disposizione. Uno dei capitoli più incisivi di questo libro è dedicato al dramma di Loris, il bambino che a Santa Croce Camerina è stato ucciso e gettato in un canalone. Di Fazio testimonia il disagio di una comunità locale, letteralmente invasa da telecamere e microfoni. Il dolore, in quell'angolo di Sicilia, è stato lungamente svilito, ridotto a pretesto per un reality show. Colpa dei media? O piuttosto di una intera società, segnata da curiosità morbosa ma incapace di andare al di là della superficie? Ciò che troppo spesso viene eluso, in casi come questo, è l'interrogativo su cosa veramente sia accaduto, sul perché di una morte prematura e atroce. 



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