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LETTURE/ Finale euro 2016, la Ragione della Francia e l'oceano del Portogallo

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NATURA — Come lo sai?

ISLANDESE — Perché opponi al geyser del mio cuore la Bastiglia della tua ragione. E ti glori di andare avanti, di vincere. Sai qual è il tuo più grande risultato? La rivoluzione francese. Ebbene, è veramente compassionevole il vedere come quei legislatori francesi repubblicani credevano di assicurar la durata della rivoluzione col ridur tutto alla pura ragione, e pretendere per la prima volta di geometrizzare tutta la vita. Cosa non solamente lagrimevole in tutti i casi se riuscisse, e perciò stolta a desiderare, ma impossibile a riuscire, perché dirittamente contraria alla natura dell'uomo e del mondo. 

NATURA — Ma sì che tutto si può spiegare. Uno schema in campo e uno schema nella vita. 

ISLANDESE — Cotesto medesimo odo ragionare a tutti i filosofi. Ma dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo? che senso hanno questi Europei, queste speranze, questa vita? A questo non sai rispondere. Qui rimani muta. D'accordo, vincerai tu, ma queste domande nessuno potrà cancellarle. Risuoneranno nei cuori di tutti, si riconosceranno in me, nell'islandese. E diranno che i francesi non solamente non sono atti al sublime, né avvezzi a produrlo in qualunque forma, ma disublimano ancora le cose veramente sublimi. L'hai mai visto l'oceano? Una cosa tanto sublime che non si può geometrizzare? 

Non dimenticherete la voce di chi ha visto l'oceano. Sarà magari un portoghese come Fernando Pessoa a ricordarci la stanchezza dell'intelligenza astratta. Perché noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi: un pozzo che fissa il CieloO salso mare, quanto del tuo sale sono lacrime del Portogallo! Come ha cantato Francesco Guccini, un giorno al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese. Il mare soltanto e il suo primo bikini amaranto. Qualcosa la prese e si mise a pensare: sentì che era un punto al limite di un continente, sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte. E in questo sentiva qualcosa di grande, che non riusciva a capire, che non poteva intuire, che avrebbe spiegato se avesse capito lei quell'oceano infinito. 

Allora senti, Natura: io, questo niente che sente qualcosa di grande più dell'oceano infinito, non ti parlerò più. Perché non sai niente dell'infinito, e non lo sei. Canteremo il nostro inno nazionale al Dio di chi vince e di chi perde: O Dio della nostra terra, noi adoriamo il Tuo nome nella Sua sublime bellezza. I soli dei cieli sono posti sulla Sua corona dalle legioni, dagli anni del tempo. Con te ogni giorno è come mille anni, mille anni non più di un giorno, che come fiore dell'eternità, con il suo omaggio di lacrime, con delicatezza muore. I mille anni dell'Islanda! Fiore dell'eternità, con il suo omaggio di lacrime, con delicatezza muore.



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