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LETTURE/ "Oltre la crisi della Chiesa": le sei eredità di Benedetto XVI

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Papa Benedetto XVI in piazza san Pietro durante un'udienza nel 2008 (LaPresse)  Papa Benedetto XVI in piazza san Pietro durante un'udienza nel 2008 (LaPresse)

Lo stesso contestatissimo motu proprio Summorum Pontificum sulla liturgia restituisce dignità a ciò che una certa furia iconoclasta post-conciliare sembrava voler abolire, ossia la Tradizione liturgica della Chiesa di Pio V opportunamente integrata nella pluralità rituale promossa dal Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII e di Paolo VI.
Se ciò non bastasse, la terza linea di riforma racconta di un profondo rinnovamento della disciplina ecclesiale soprattutto in seguito all'esplodere dello scandalo degli abusi sessuali in seno al clero e alla Chiesa. Benedetto cerca di restituire rigore alla vita ecclesiastica e lo fa in modo tale da attirare — quarta direttrice di riforma — ampie frange del cristianesimo eterodosso nel seno di Santa Romana Chiesa. Non saranno tanto i seguaci di mons. Lefebvre a restare quali icone di questo papato ecumenico, quanto un nucleo significativo dell'anglicanesimo che — sotto il pontificato del Papa teologo — rientra nel recinto di Pietro.
Immediate conseguenze di queste "svolte" si registrano nelle prese di posizione del mondo laico e non cristiano, quinta direttrice del libro di Regoli: Benedetto suscita stupore e paura nel mondo profano, voglia di dialogo e violente reazioni mediatiche alla mite Verità che egli, di giorno in giorno, va coltivando. E gli esiti di quest'aria contraddittoria attorno alla Chiesa benedettina si vedono nel difficile cammino diplomatico che Regoli descrive quale ultima, ma non meno importante, direttrice di riforma di Papa Ratzinger. Un Papa eurocentrico, in serrato confronto con l'Occidente, con la sua crisi antropologica e sociale nonché con la minaccia del fondamentalismo islamico che si fa sempre più forte e che lui affronta alla radice col magistrale discorso di Ratisbona. È in questo contesto che nasce così l'espressione "valori non negoziabili" per indicare che in ogni assetto di potere c'è una Verità cui non si può venire meno.
E alla fine il binomio in cui ci trascina Regoli è proprio questo: da un lato il Papa della Verità e della libertà, dall'altro il mondo del Potere e dell'ideologia borghese, quella cultura relativista "dello scarto" che tanto impegnerà il suo successore argentino. In mezzo l'uomo Ratzinger che fa della fede la sua fisionomia più autentica e, attraverso la fede, si muove e sorprende tutti.
Il percorso di Regoli ci restituisce la storia di questi otto anni di Pontificato come un romanzo la cui ultima pagina deve certamente ancora essere scritta. Ed è tra le pieghe di quella voce ferma che chiama il mondo alla transustanziazione di se stesso nel giorno del suo sessantacinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale che quella pagina va cercata. Perché è nella fede di Ratzinger, ci dice Regoli, che gli storici devono cercare le risposte ai tanti perché di questa meravigliosa storia. È nella fede di ciascuno di noi che tutto diventa trasparente della nostra apertura di cuore, del nostro desiderio di cercare l'Amato del nostro cuore di giorno e di notte. Senza permettere all'aridità inevitabile o all'illusoria bonaccia di distrarre il nostro cammino.



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COMMENTI
11/07/2016 - Papa Benedetto 16° si è dimesso per un motivo! (orazio bacci)

Ha capito che l'avrebbero fatto fuori. Papa Francesco dove mangia non siede mai al solito posto, elementare Watson!

 
11/07/2016 - commento (francesco taddei)

bergoglio ha accantonato i principi non negoziabili, non si inginocchia davanti all'eucarestia, considera la stola papale un'arlecchinata e relativizza tutto col suo "chi sono io per giudicare?". un pezzo per volta quelle sei proposte riuscirà a frantumarle.