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LETTURE/ "Oltre la crisi della Chiesa": le sei eredità di Benedetto XVI

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Papa Benedetto XVI in piazza san Pietro durante un'udienza nel 2008 (LaPresse)  Papa Benedetto XVI in piazza san Pietro durante un'udienza nel 2008 (LaPresse)

C'è qualcosa di ardito nell'impresa compiuta da Roberto Regoli nel suo Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI (p. 512, Lindau 2016). L'ardimento non sta tanto nel voler raccontare il pontificato di Joseph Ratzinger, quanto nel volerlo fare da storico. Ora, è evidente a tutti che i fenomeni storici possano essere raccontati secondo lo statuto epistemologico proprio della loro disciplina solo dopo la conclusione ed è pure evidente a tutti che "de facto" l'esercizio attivo del ministero petrino di Benedetto XVI sia effettivamente concluso, però — e qui sta il busillis — è altrettanto chiaro, soprattutto nella coscienza del popolo cristiano, che un pontificato termina davvero con la morte del Romano Pontefice cui seguono i novendiali e le preghiere di tutta la Chiesa allo Spirito Santo "pro eligendo pontefice". Noi, con Benedetto, non abbiamo vissuto niente di tutto questo, al punto che — paradossalmente — siamo ancora all'interno del pontificato di Benedetto XVI, ma non più nell'esercizio attivo del ministero che esso comporta.
Si tratta di una situazione canonica e teologica estremamente complessa che non sfugge a Regoli e che i recenti festeggiamenti per i 65 anni di sacerdozio di Joseph Ratzinger hanno riproposto in modo difficilmente eludibile. La terminologia tecnica che descrive tutto questo è molto articolata e, solo per poterla approfondire, varrebbe la pena leggere il libro di Regoli.
Ma la questione è più ampia. Tra la misteriosa e paradossale conclusione del ministero petrino di Benedetto e il suo inizio Regoli individua ben sei punti di riflessione che già adesso si pongono all'attenzione dello storico non come semplici connotazioni del pontificato, bensì come sei linee di riforma tutt'altro che archiviabili. Per usare un'espressione cara a chi oggi esercita l'esercizio attivo del ministero petrino — e ben a ragione deve essere chiamato Papa a tutti gli effetti —, Joseph Ratzinger ha avviato sei processi che sono come l'ultima eredità di una stagione della Chiesa, iniziata con Paolo VI, consegnata ad un'altra stagione che il "pontificato argentino" ha felicemente avviato.
La prima linea di riforma riguarda la Curia romana. Con Benedetto molto è cambiato e molto si è purificato rispetto agli anni impetuosi ed energici del "governo polacco". Benedetto ha tracciato molte traiettorie di discussione che, tuttavia, hanno trovato nell'enigmatica personalità del cardinal Bertone resistenze e reticenze. Eppure fu Benedetto a chiamare Bertone a "Palazzo" nel 2006, ma ciò non è mai stato sufficiente per il popolo cristiano a individuare tra i due quell'affinità ideale che un pontificato teologico e riformatore avrebbe dovuto far presagire.
In questo senso è sicuramente più luminosa la linea magisteriale, seconda delle sei direttrici riformatrici proposte da Regoli, intrapresa in solitaria dal pontefice bavarese. Dalla liturgia alla dogmatica, dalla vita religiosa all'enciclica sociale, Benedetto si è mosso nell'ottica di una riconciliazione col passato che aprisse la teologia della Chiesa ad una riflessione meno guascona e superficiale sul suo futuro.



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COMMENTI
11/07/2016 - Papa Benedetto 16° si è dimesso per un motivo! (orazio bacci)

Ha capito che l'avrebbero fatto fuori. Papa Francesco dove mangia non siede mai al solito posto, elementare Watson!

 
11/07/2016 - commento (francesco taddei)

bergoglio ha accantonato i principi non negoziabili, non si inginocchia davanti all'eucarestia, considera la stola papale un'arlecchinata e relativizza tutto col suo "chi sono io per giudicare?". un pezzo per volta quelle sei proposte riuscirà a frantumarle.