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LETTURE/ Massini, il lavoro è un dovere della carne

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Manifestazione di operai Alcoa davanti a Montecitorio (LaPresse)  Manifestazione di operai Alcoa davanti a Montecitorio (LaPresse)

E attenzione: il lavoro come "doloroso quesito senza risposta" non significa solo l'assenza del lavoro (che pure è un problema, e forse il più urgente, di qualsiasi basilare discorso politico), ma la concezione stessa del lavoro; ovvero la possibilità che il lavoro di un uomo possa essere ancora un'identità, un'energia con cui essere e trasformare il mondo, all'interno di una comunità, far parte di un destino in qualche modo comune — rispondere a una responsabilità che non sia un "tempo occupato militarmente" ma qualcosa di simile a una vocazione.
Se, come mi diceva un amico scrittore, non si è mai lavorato così male come adesso, non si potrà leggendo le pagine di Massini non pensare con desiderio all'esperienza descritta da Charles Péguy, in un testo del 1913 intitolato, appunto, L'Argent:
"Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore del lavoro, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita dal profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigeva che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali. (…) Dicevano per ridere, e per prendere in giro i loro preti, che lavorare è pregare, e non sapevano di dire così bene".
Nel lavoro può e anzi deve intravedersi questa possibilità. Così Massini: "La radice sanscrita da cui discende il latino labor significa 'afferrare ciò a cui si mira' nel senso preciso di 'conseguire ciò che si desidera'". Il lavoro conosciuto così non è più una "maledizione" — "la vita da una parte, lo stipendio dall'altra»" — ma una grande possibilità di maturazione e compimento per il singolo e per il popolo verso un essere più umano. In questo senso il lavoro è davvero, come dice Massini in un'espressione bellissima, "un dovere della carne": ed è qui il suo nesso con l'uomo, è qui la sua promessa.



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