BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Massini, il lavoro è un dovere della carne

Pubblicazione:

Manifestazione di operai Alcoa davanti a Montecitorio (LaPresse)  Manifestazione di operai Alcoa davanti a Montecitorio (LaPresse)

Forse non era nelle sue intenzioni, ma Stefano Massini ha appena pubblicato un libro "religioso". Se la forma di una cosa è determinata dal suo oggetto, l'oggetto di questo libro — Lavoro, appena uscito con il Mulino — ha più di molti altri una caratura religiosa: tanto per il grado di profondità che sussiste fra il tema (il lavoro, appunto) e la vita dell'essere umano, quanto per la specificità con cui proprio il Lavoro identifica e quasi sintetizza nel nostro contemporaneo l'idea del fine ultimo, dell'orizzonte realizzativo, del Senso.
Stefano Massini è un drammaturgo, consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, autore noto, tradotto e rappresentato in tutto il mondo: e di temi legati al mondo del lavoro si è occupato molte volte, da Shenzen significa inferno (Shenzen è l'immensa fabbrica-lager cinese diventata nota nel 2010 dopo una spaventosa ondata di suicidi) a Sette minuti, "dramma sindacale" ispirato a un episodio realmente accaduto in una fabbrica francese (per dire solo due titoli, e si potrebbe continuare).
Ma è nel suo testo forse più noto, Lehman Trilogy, ultima regia del grande Luca Ronconi, che questa dinamica "religiosa" che il lavoro innesca e declina (e così spesso tradisce) nell'uomo moderno si rende così evidente. Lì, un gruppo di ebrei ortodossi bavaresi giunge negli Stati Uniti iniziando a lavorare in una minuscola bottega che, di generazione in generazione, diventerà una fra le più potenti società di servizi finanziari al mondo, per poi rovinare tragicamente nel 2008. La matrice tragica consisteva non tanto nell'esito devastante, quanto appunto nel progressivo capovolgimento religioso: nella "sostituzione del dio". Al dio dei padri, il dio di Israele, veniva poco a poco a subentrare il dio Denaro. Un denaro tuttavia perseguito attraverso una nuova e assai contemporanea idea "negativa" del lavoro: forse per la prima volta nella storia veniva ad affermarsi serenamente e positivamente il culto del massimo profitto col minimo sforzo, il ripudio del lavoro inteso come fatica e sacrificio a favore invece di un guadagno concepito come moltiplicazione astratta, potenza smisurata attraente proprio in quanto sproporzionata rispetto al singolo uomo. La caduta non poteva essere che rovinosa: e, difatti, lo è stata.
Massini riprende il discorso lì dove lo aveva lasciato: da quella caduta. L'idea di lavoro ha subìto infatti da allora un significativo mutamento, e il primo ci viene incontro già a pagina 11. "Lavoro" non è più una parola felice: "La parola 'lavoro' si è colorata suo malgrado di una patina opaca, cinerea, sfumata di grigio e nero, laddove la temperatura cromatica del disincanto vira verso la rabbia e da quest'ultima alla resa… una ferita scoperta, nodo nevralgico, forse il più doloroso quesito senza risposta".



  PAG. SUCC. >