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LETTURE/ "I segreti di Bologna": così il lodo Moro ha insanguinato l'Italia

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Giulio Andreotti con Aldo Moro (LaPresse)  Giulio Andreotti con Aldo Moro (LaPresse)

Abbiamo consultato insieme gli archivi giudiziari di Ortona, Roma-Rebibbia e in parte di Venezia. Sono quelli che vengono utilizzati in gran parte delle fonti citate a piè di pagina di questo libro di Cutonilli e Priore. Poiché essi non l'hanno fatto mi consenta di ringraziare per la loro liberalità sia i presidenti dei tribunali sia gli archivisti che ci hanno aiutato nelle ricerche di archivio.

Vada avanti.
Con Priore abbiamo cercato di rispondere alla seguente domanda: nel 1974-1979 la politica delle intese, e anche del cedimento, dei governi italiani col terrorismo arabo-palestinese, a cominciare dal cosiddetto lodo Moro, ha favorito l'uccisione di centinaia di magistrati, giornalisti, imprenditori, uomini politici, agenti delle forze dell'ordine eccetera. Com'è potuto avvenire che il traffico di armi, ammesso da Rumor, Moro e altri per aiutare il Fplp a darsi un'identità statuale, abbia finito per alimentare le operazioni militari e i delitti delle Brigate rosse? In altre parole si è trasformata in una micidiale macchina da guerra a carico di molti cittadini italiani.

Professore, sta dicendo che le autorità politiche italiane, cioè ministri e presidenti del Consiglio, hanno autorizzato la concessione di armi ad un'organizzazione terroristica come il Fplp, significa accusare di complicità l'Italia in attentati, assalti a uffici, aeroporti, redazioni di giornali, esecuzioni sommarie di personaggi di ogni livello e grado. Ci porti degli esempi concreti.
Nomi e cognomi,certamente. Ma abbia la bontà di seguirmi. In primo luogo il Fronte di George Habash e l'Olp di Arafat di cui il primo faceva parte negli anni Settanta del secolo scorso, veniva concepito come un'organizzazione con un fine da noi condiviso: dare al popolo palestinese una patria e uno Stato. Quindi i mezzi usati nella guerra contro Israele, come la stessa violenza, anche se non era per niente gradita e mai accettata dai governi italiani, erano ritenuti un doloroso incidente di percorso, azioni crudeli imposte dalla necessità e dall'emergenza.

Insomma, una sorta di forza maggiore per conseguire l'obiettivo condiviso di dare un territorio e uno stato a milioni di "dannati della terra" (profughi e migranti). Bene, ora i nomi, per favore.
Ho consultato a lungo la documentazione archivistica stivata dal giudice Carlo Mastelloni nell'archivio del Tribunale di Venezia. Esiste una sezione dedicata al traffico di armi tra il Fplp e le Brigate rosse. Nei numerosi dossier sono accumulati gli interrogatori di numerosi dirigenti del Comitato armi del ministero degli Esteri. Molti erano funzionari legati ad Aldo Moro o esponenti del Psi. Questo organo si occupava delle pratiche e delle autorizzazioni per consentire alle imprese pubbliche e private italiane di esportare armi e prodotti militari nei paesi del Terzo Mondo.

Ma il Fplp e la stessa Olp non erano uno Stato.
Proprio per ovviare a questa condizione che lei giustamente rileva, veniva applicato il metodo detto della trivellazione. Formalmente il carico di armi veniva spedito alla Grecia, all'Iran o all'Egitto, per fare degli esempi, ma il destinatario finale erano le organizzazioni terroristiche di Arafat e di Habash.

Ma l'Olp e, all'interno della sua galassia, il Fplp non si erano dati il compito, una vera e propria missione, di statualizzare l'identità palestinese, dare ai profughi una patria e uno stato?



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COMMENTI
13/07/2016 - Fino alla fine (Giuseppe Crippa)

Francesca Mambro e Valerio Fioravanti stanno tuttora risarcendo lo Stato, che si appropria ogni mese di un quinto del loro stipendio, per un reato che sembrerebbe proprio non abbiano commesso. Non è solo il prof. Sechi che non si arrende, anche lo Stato non molla mai... Avanti professore nella sua ricerca. Buon lavoro!