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LETTURE/ "I segreti di Bologna": così il lodo Moro ha insanguinato l'Italia

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Giulio Andreotti con Aldo Moro (LaPresse)  Giulio Andreotti con Aldo Moro (LaPresse)

Il Fplp fu creata l'11 dicembre 1967 da alcuni ufficiali siriani e diretta da un medico, un ricco signore libanese come George Habash. E' stato sempre legato all'Unione sovietica, e nel 1970 fu reclutato in seno al Kgb.

Ebbe posizioni molto più radicali di quelle sostenute da Arafat.
E' vero. Infatti, guidò il cosiddetto "fronte del rifiuto" della politica delle intese lanciata dal capo dell'Olp all'Onu nel discorso qui tenuto il 13 novembre 1974. Arrivò a teorizzare, e anzi praticare, il dirottamento degli aerei e la strage della popolazione civile.

Anche la generazione più recente non dimentica un'analisi di Habash compendiata in una frase: "L'uccisione di un bambino ebreo è molto più efficace, in termini di immagine e di consenso, di una sconfitta riportata sull'esercito di Israele".
Appunto. Dobbiamo chiederci, per capire questa grande carneficina, che cosa c'è alla radice della strage di Bologna, di Ustica e precedentemente, all'inizio anni Settanta, nell'aeroporto romano di Fiumicino. Direi che la penetrazione che ebbe questa linea politica di colpire a morte e intimidire prese corpo tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta. Ha piegato paesi come la Germania ovest, l'Austria, la Svizzera, la Grecia, l'Italia. Anche Israele verrà a patti col radicalismo crudele e disumano di Habash.

Vada avanti, professore. Torniamo all'Italia.
Ad esserne coinvolti furono i nostri servizi di intelligence (da Giovanni De Lorenzo a Miceli, a Maletti fino a Sportelli e a Giuseppe Santovito), al pari di imprenditori come Mattei, di leader politici come Gronchi, Fanfani e La Pira, lo stesso Moro. Dopo il 1960, posizioni filo-arabe prevalgono nei partiti di sinistra, Pci e Psi un tempo filo-israeliani. Tutti preferirono trattare, applicare la clemenza, in nome di uno scambio — escludere il nostro territorio dalle rappresaglie del conflitto arabo-israeliano — nei confronti del Fplp.

Non possiamo dilungarci, professore, veniamo al punto. Questo libro che cosa replica all'osservazione dei magistrati bolognesi che negano l'esistenza del cosiddetto lodo Moro, come norma di stato, obbligo istituzionale di condotta?
Guardi che i giudici Alfonso, Cieri e Giangiacomo non hanno negato l'importanza  della pista palestinese, cioè il ruolo avuto dalla primula rossa del terrorismo Carlos, dal capo delle Cellule rivoluzionarie berlinesi Thomas Kram e dal responsabile delle cellule armate del Fplp Abu Saleh Anzeh. Hanno sostenuto di non poter agire giudiziariamente perché il lodo Moro non esiste formalmente. E in secondo luogo le accuse su quanto avrebbero potuto commettere Carlos, Kram, Abuh Saleh Anzeh non è eguale a quel che hanno commesso (cioè niente di penalmente configurabile come reato). Insomma questi giudici hanno tenuto a dire che i sospetti e gli indizi non sono prove e quindi sulla base di essi non è possibile, perché sarebbe un'ingiustizia enorme, fare processi ed emettere sentenze di condanna.

Che cosa cambia allora dopo questo libro?
Qualcosa cambia. Il lodo Moro continua a non essere un vincolo istituzionale, ma esso ha avuto una propria valenza perché corrisponde ad un atto emesso in uno stato di necessità, in una situazione se non proprio di guerra certamente di incombente pericolo. E' quindi vincolante, operativo, anche se non non è formalmente impeccabile. Non può essere formalizzato, ma Cutonilli e Priore dimostrano che in numerose e occasioni è stato applicato da organi del governo.

Più precisamente?



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COMMENTI
13/07/2016 - Fino alla fine (Giuseppe Crippa)

Francesca Mambro e Valerio Fioravanti stanno tuttora risarcendo lo Stato, che si appropria ogni mese di un quinto del loro stipendio, per un reato che sembrerebbe proprio non abbiano commesso. Non è solo il prof. Sechi che non si arrende, anche lo Stato non molla mai... Avanti professore nella sua ricerca. Buon lavoro!