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LETTURE/ Chi ci ha ingannati sul "vero" Gozzano?

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"Cocotte" è il manifesto di Gozzano, ma è il manifesto di tanta poesia del '900, da Montale a Caproni, a tanta poesia confessional americana (e non per questo meno bella, basti pensare a Lowell o alla Plath): "Il mio sogno è nutrito d'abbandono, / di rimpianto. Non amo che le rose / che non colsi. Non amo che le cose / che potevano essere e non sono state".

Come ricorda Lauretano, tra i primi a cogliere nel segno giusto ci fu Renato Serra, lucidissimo critico caduto trentenne sul Podgora il 20 luglio 1915. Per lui Gozzano "è un artista, uno di quelli per cui le parole esistono, prima di ogni altra cosa. Egli è l'uomo che assapora il piacere di un vocabolo staccato, il valore di un nome proprio… quasi come un amico di Flaubert: e adopera le parole come una pasta piena e fluente, che riempie tutto lo stampo del verso". Gozzano, sottolineava Serra, faceva vera poesia "e ce ne accorgiamo oggi con più desiderio e rimpianto, quando nella nostra letteratura troviamo soltanto degli imitatori". 

Oggi i principi della comunicazione si reggono sullo storytelling. Gozzano, a suo modo, fu un grande comunicatore (s'interessò da subito al cinema), fondando un'epica molto particolare, "senza eroi propriamente detti", ma non per questo meno suggestiva. Ecco ancora Lauretano: "Gozzano parte da un'idea, da un personaggio. Ne racconta la storia, o anche solo un momento di storia: un incontro, un episodio. Fa questo nelle sue poesie più note, e meglio riuscite. In altre mette in scena se stesso, diventa lui stesso personaggio della poesia, e allora diventa più intimo e personale, parla del tempo che passa, della morte, della vita, ma lo fa sempre raccontando; perciò sta al limite della prosa. La sua è una poesia narrativa, cioè epica". 

Negli ultimi mesi Gozzano scriveva sulle farfalle. Sognò un poema in Epistole entomologiche che non riuscì a completare. Anche queste sono state ristampate da Raffaelli con un intenso invito alla lettura di Davide Brullo, secondo cui sono "un'opera letteraria tra le più originali del canone italiano, dedicata a indagare la galassia turgida di voli e di colori delle farfalle, che intende, intenzionalmente, rimeditare il poema didascalico settecentesco, ma che ha precedenti nella poesia alessandrina (gli Aitia di Callimaco) e nei suoi influssi (un esempio epico sono gli Astronomica di Manilio), pur intarsiati da stucchi liberty". Per una rilettura d'insieme, vale la pena cercare su qualche Remainder la biografia scritta da Giorgio Di Rienzo: ottima, ma dal titolo così sfortunato: Guido Gozzano vita breve di un rispettabile bugiardo (Rizzoli). Ad Agliè merita una visita Il Meleto, la celebra villetta estiva del poeta che per tutto il 2016 sarà al centro di rievocazioni e omaggi. Per chi ha il tempo solo di viaggiare in rete, sul sito del Salone del libro di Torino si può rivedere il reading gozzaniano di Isabella Ragonese.  



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