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LETTURE/ La Maddalena di Donatello, tocca agli ultimi dare notizia del Risorto

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Donatello, Maria Maddalena (1455-56) (Foto dal web)  Donatello, Maria Maddalena (1455-56) (Foto dal web)

La sensibilità di Donatello per una ricerca interiore basata sull'essenzialità è nota. Si tratta di un'essenzialità costruita, laboriosa, articolata, non fraintendibile con la superficialità e la sbrigatività. Nella "Maddalena Penitente" possiamo letteralmente contare le rughe del volto, le pieghe del vestito ridotto a straccio, le ciocche stoppose dei capelli. Non si arriva incontro a Cristo col cuore gonfio di sicumera. Per guardare in se stessi è spesso necessario disinteressarsi di come ci vedono gli altri e di come noi ad essi non possiamo che apparire: fragili, sconvolti, riflessivi, affranti. Questa modalità espressiva, basata su un'autenticità che viene dall'esperienza reale, e non dalla sua negazione, appartiene al genio di Donatello. Il Cristo di Santa Croce, oltre quarant'anni prima, rappresenta lo stesso travaglio: è un Cristo che è stato definito "contadino", è uomo e veramente uomo stremato dal dolore e dal calvario. La morte non prescinde dalla sofferenza del corpo, dal suo deperimento, ma non è essa l'ipoteca della nostra vita: al contrario, è come abbiamo agito e chi siamo stati a darci la misura di come affrontiamo i nostri dolori.
Donatello sembra dirci che non è importante stabilire (o credere) che la Maddalena sia l'adultera e forse prostituta salvata dalla lapidazione. Non ci serve avere un'idea analitica delle donne che nel Vangelo ungono i piedi di Cristo e si prostrano a Lui nell'atto di una lavanda che è radicale rinuncia al proprio orgoglio. E' più importante avere creduto, è più importante ricordare che nella penitenza bisogna andare in fondo e ancora in fondo. Non al fine di teorizzare flagellazioni o afflizioni, pur storicamente talvolta riscontrate nelle prassi di culto; piuttosto allo scopo di comprendere i propri errori, di guardare al peccato non come alla condanna e al castigo, ma come occasione di riscoperta del bene e del giusto.
La Maddalena Penitente di Donatello non è l'atto di un Maestro che rinnega se stesso e ciò che lo ha reso celebre. Anche se è stato sostenuto che la Maddalena Penitente costituirebbe un gesto di rifiuto e la predisposizione al superamento di ogni radice, nella donna penitente con muscoli e nervi a fior di pelle dobbiamo imparare a vedere la realtà del nostro essere, la continuità tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Pico della Mirandola, quando elogia la capacità metamorfica del genere umano, non tratteggia individui che cambiano maschera ogni giorno, ma storie che proprio grazie alla dignità umana prendono forma e si fortificano nell'esperienza e nell'esistenza. Non ci si pente solo di un singolo peccato, di un singolo sbaglio, di un singolo errore... la predisposizione alla penitenza come virtù di introspezione che ci costringe a misurarci con noi stessi è una pratica continua. Non segue gli eventi, è essa stessa "avvento". 



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