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LETTURE/ "Il servo rosso", la parola incontro all'Oltre

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Michelangelo, Creazione di Adamo (particolare, 1511), Cappella Sistina  Michelangelo, Creazione di Adamo (particolare, 1511), Cappella Sistina

Succede, per un attimo, che si crei un tempo e uno spazio, Valesio ce lo crea, in cui entrambi i poli, l'invisibile/soprannaturale e il visibile, ci sono (combacianti?) qui di fronte. Ma il trascendente (l'anima) e l'essere umano, per il loro, diciamo così, diverso codice genetico, non possono reggersi insieme a lungo, ed è inevitabile, dopo aver sperimentato, testimoniato, il trascendente nella sua densità e contraddizione, la domanda finale, quella doppia inquietudine, perché emotiva e razionale, del dubbio.

La poesia Il servo rosso, per questa co-esistenza di trascendente-uomo-dubbio, per questo suo essere peso specifico della condizione umana e della tensione di Valesio, ha tutte le caratteristiche per essere il sigillo dell'intera raccolta. E se questa poesia ne è il sigillo, il verso "Fatti disindividuo" e il Dardo 92 "Il cuor del mondo/ si estroflette e diventa un girasole" ne sono espressione e misura. 

Una espressione/misura che è trasfigurazione e sporgenza dell'anima. Che è l'Assoluto a cui si tende e la forza centripeta e centrifuga del dire e della parola di Valesio. Meglio: quel restare sull'abisso del filo io-trascendenza che ci marchia necessariamente e irrimediabilmente e che, conferendoci profondità umana, è al contempo la nostra luce ad intermittenza, e (forse) il nostro vincolo, e la nostra soglia, di libertà.

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Paolo Valesio, "Il Servo rosso", puntoacapo, Pasturana (Alessandria), 2016, pp. 330



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