BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Cos'è che lega una città a un santo?

Pubblicazione:

San Bernardino Realino in una pala della Chiesa di S. Croce a Lecce (Foto da salentoacolory.it)  San Bernardino Realino in una pala della Chiesa di S. Croce a Lecce (Foto da salentoacolory.it)

Incuriosito, venne a sapere che appartenevano all'ordine della Compagnia del Gesù, fondato da Ignazio di Loyola qualche decennio prima e ancora poco diffuso. Così iniziò a frequentare quella piccola compagnia, guidata da uno dei primi dieci compagni parigini insieme ai quali Ignazio aveva dato vita a un movimento religioso all'epoca inedito e dirompente.
E' l'inizio di una vita nuova. In poco tempo Bernardino pose fine alla prestigiosa carriera amministrativa. Scrisse al padre una lettera, dove spiegava le ragioni di una tale svolta esistenziale: "Vi do una buona, anzi una buonissima notizia: lascio il servizio del Marchese di Pescara, perché chiamato a servire un Signore da cui spero di ricevere presto contentezza, onore e utili infiniti"; con ciò, per inciso, ricalcando quel brano del Vangelo dove Gesù promette a chi lo segue "la vita eterna e il centuplo quaggiù" (Mc 10, 29-30).
Il resto della lunga vita fu lo sperimentare, stupito, che quel centuplo non è il risultato di un progetto, o di un programma; che ogni opera buona sorge e fiorisce sempre da una cosa che sembra come un niente, qual è uno sguardo, o un'attrattiva verso ciò che rende lieto il cuore. Divenuto gesuita, fu mandato dall'Ordine a Lecce, dove rimase per i restanti 42 anni. Negli anni successivi non fece altro che tenere fisso (letteralmente) lo sguardo della sua vita verso il centro di quell'attrattiva.
Per un verso, nel segreto del suo cammino spirituale fu protagonista di estasi e visioni. Al superiore che gli chiese se aveva mai visto anche sensibilmente la Madonna, Bernardino ormai vecchio rispose: "Non la vedo sempre, ma quasi sempre". Talora gli accadeva pure "di tenere in braccio il dolcissimo Bambino Gesù", tanto da essere poi raffigurato mentre parlava con Gesù fanciullo. Di qui gli eventi prodigiosi, i miracoli e le profezie che dispensava verso chi andava a chiedergli conforto per le proprie sofferenze.
Per altro verso, nella sua attività ministeriale, trascorreva tanta parte del suo tempo al confessionale. Accoglieva tutti in modo affabile e cordiale; non rimproverava mai, perché diceva che il medico deve comprendere l'ammalato e aiutarlo a guarire, e non maltrattare chi già sta male. Per il resto, senza ricoprire ruoli di rilievo, frequentava persone di ogni ceto sociale, ponendo fine a storiche inimicizie, sovvenendo alle difficoltà e condividendo le necessità di ciascuno. Il legame con la città si rinsaldò a tal punto, che la costruzione della nuova chiesa, della casa dei confratelli e del collegio fu a totale carico dei tanti benefattori, che liberamente vollero coinvolgersi nelle nuove opere.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >