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LETTURE/ Cos'è che lega una città a un santo?

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San Bernardino Realino in una pala della Chiesa di S. Croce a Lecce (Foto da salentoacolory.it)  San Bernardino Realino in una pala della Chiesa di S. Croce a Lecce (Foto da salentoacolory.it)

Ed è nella familiarità di una tale certezza (Bernardino c'era sempre e per tutti), consolidatasi in modo quotidiano e straordinario nei 42 anni trascorsi insieme, che si arriva alla determinazione più insolita e sorprendente nella storia delle amministrazioni locali. Mentre Bernardino era ormai negli ultimi giorni di vita, stanco e privo di forze, il sindaco insieme a una delegazione dell'amministrazione cittadina si recò al suo capezzale, per chiedergli di diventare dal cielo protettore di Lecce ("Raccomandiamo alle vostre orazioni noi stessi e tutta quanta la nostra città, tanto da voi amata e che sempre vi ha riverito" e "per la vostra grande carità speriamo che abbiate a essere continuo difensore e protettore nostro dal paradiso, quale da ora vi costituiamo in perpetuo. Accettateci di grazia per vostri servi e figlioli"). La richiesta fu addirittura rinnovata. Le precarie condizioni di salute dell'uomo, infatti, non avevano consentito la certezza della risposta tanto attesa. Sicché l'indomani la medesima delegazione si recò nuovamente da Bernardino, insistendo per una risposta chiara. Narrano le cronache che questa volta, "chinando il capo egli mostrò di acconsentire alla loro richiesta". Al sindaco che chiedeva la protezione della città, egli rispose che l'avrebbe fatto.
Sospesi al miracolo, nella domanda umile, come i bambini più piccoli verso i genitori, quegli amministratori agirono per il concreto interesse della città e delle generazioni successive. Circa quattro secoli dopo, in un diverso e drammatico contesto, don Giussani avrebbe raccomandato: "E' il tempo del miracolo. Bisogna dire alla gente di invocare i Santi, perché sono stati fatti per questo".



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