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LETTURE/ Pseudo-golpe in Turchia, da Atatürk al nuovo "stato islamico"

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Forse non si trattava di dispiacere vero e proprio, quanto piuttosto di rammarico di fronte all'opportunità sfumata di veder cambiare le cose in Turchia. E in effetti l'esercito turco ricopre un ruolo sostanzialmente differente rispetto agli eserciti della maggior parte dei paesi occidentali: i soldati e le gerarchie militari della Turchia non costituiscono un insieme di semplici "professionisti delle armi", ma a loro è stato affidato dal padre fondatore dello stato moderno turco, Mustafa Kemal, il compito di vigilare sulla laicità dello stato (non sulla democrazia, beninteso). E quindi credo che in molti, messi sui piatti della bilancia i pro e i contro, abbiamo pensato che forse un'opportunità all'esercito si poteva anche concedere.
È grande, a questo punto, la tentazione di approfondire la natura e le ragioni dell'ipocrisia (in cui purtroppo mi ritrovo completamente) di un Occidente che da un lato difende la democrazia, arrivando a esportarla con successi altalenanti in altre parti del mondo, e dall'altro resta a guardare, di sicuro con neutralità, forse con simpatia, i carri armati presidiare i ponti e gli aeroporti di Istanbul. Ma sinceramente non vedo molta novità in questo aspetto della faccenda: limitiamoci a tracciare un continuum tra quanto (quasi) accaduto in Turchia e quando accadde nel 2013 in Egitto, allorché il presidente Morsi (eletto democraticamente) venne destituito dall'esercito in seguito a un movimento di protesta civile seguito con attenzione e grande eco da tutto il mondo occidentale.
Preferisco concentrarmi su due aspetti forse meno scontati. Il primo: perché il golpe egiziano è riuscito e quello turco no? Si potrebbe dire che le proteste civili del Cairo non si sono presentate in egual misura in Turchia, ma si mentirebbe: proprio lo stesso 2013 è stato l'anno di Piazza Taksim e di Gezi Park. Erdogan ha avuto una legittimazione democratica e Morsi no? Anche qui non direi: i Fratelli musulmani nel giugno del 2012 presero il 51 per cento dei voti, contro il 48 per cento del partito di Mubarak. Questo dato, piuttosto, serve a farci capire che l'avere la maggioranza dei consensi non è garanzia di stabilità, e serve quindi a dare torto a chi ha affermato che Erdogan è rimasto al potere perché ha una solida base di consenso. È vero, ma anche Morsi l'aveva, e abbiamo visto che fine ha fatto.
Sono quindi forse altre le ragioni dello scampato rischio del presidente turco: in primo luogo, Erdogan è più scaltro e navigato di Morsi: il leader dei Fratelli musulmani (con ogni probabilità finanziati a suo tempo anche dal partito di governo turco) è stato troppo audace nell'improvvisa islamizzazione del suo paese, ha spaventato la parte laica dell'Egitto e, ancor di più, ha spaventato le potenze occidentali, che han benedetto il golpe e forse hanno contribuito al movimento di protesta che ha rovesciato il governo di matrice islamica.



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COMMENTI
21/07/2016 - La deriva Occidentale (ALBERTO DELLISANTI)

Il 10% circa della popolazione della Federazione Russa è di religione musulmana (tra praticanti e non praticanti che siano). La Russia è l'unica Potenza mondiale, oggi, a garantire di combattere il fondamentalismo estremista e multi stragista che ha ormai mosso guerra quantomeno all'Europa (ma gli USA non è che non siano sotto tiro, e vedremo se gli jiahdisti non riterranno che il Brasile - con le Olimliadi - sia una succursale dell'Occidente euro-americano da colpire il più violentemente possibile). La popolazione musulmana è pure destinata ad aumentare, non solo perchè prolifica, ma anche per fenomeni di immigrazione, in Russia, da Repubbliche di popolazione musulmana che fecero parte della ex Unione Sovietica. Malaguti ci dice parecchie verità sul pericolosissimo Erdogan, ma anche lui sta nel coro dell'inevitabilità che la Turchia resti nella NATO (vuoi per problema immigrazione, vuoi per...) Manca il coraggio di rompere con una Turchia sempre più Paese canaglia al suo interno tanto quanto nel Medio Oriente e Nord Africa. Abbiamo paura che si allei con la Russia? Magari! La Russia sarebbe un antidoto affidabile all'irresistibile precipizio erdoganiano.