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POKEMON GO/ C'è una realtà che non si lascia "aumentare" (ed è più bella)

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Giocando a Pokémon go (LaPresse)  Giocando a Pokémon go (LaPresse)

E con i miei occhi ho visto più di un adolescente puntare il cellulare in direzioni dove non mi pareva di intravedere nessun monumento o grattacielo, o scorcio di monte o oceano, o procione, o gabbiano, o anatra, o volatile non identificato, o anche esemplare femminile o maschile (umano) degno di nota; il cellulare puntava verso il Pokespot, ovviamente per catturare il Pokemon. In quella occasione sono stata salvata da una pessima figura (tipo suggerire "dear, the ocean's on the other side, caro/a, guarda che l'oceano è dall'altra parte") dalle dritte di taluni adolescenti, anche loro attualmente con me nel regno del maple syrup e del mousse, e da quelle dei miei figli, e badate bene, non solo i due adolescenti, ma anche i maggiori. Rispettivamente al livello 6, 4, 5 e (mi pare) 6 dei Pokemon. Sono ovviamente disponibile a rettificare qualsiasi affermazione relativa ai loro livelli e che possa danneggiare la loro reputazione di Pokemon trainers.
A scanso di equivoci, no,  non ho scaricato la app, e no, non ho neanche censurato l'uso della stessa nel corso della giornata; le figlie maggiorenni ignorerebbero lo strale della dea (la mamma) con serafica superiorità in ogni caso e dubito che anche i minori sottostarebbero a comandi impartiti dall'altra parte del globo (ovviamente attraverso il gruppo familiare su whatsapp) dalla genitrice. Il Pokemap (il Google maps dei Pokemon) pullula di localizzazioni di Pokemon, gli adolescenti sono smartphone dipendenti tanto quanto noi adulti; proibire, sanzionare, eliminare? Ad essere sincera, il pensiero di imporre che la app venga disinstallata, nel loco ameno dove mi trovo o in quello di provenienza, non mi ha neanche sfiorato. Ma come opporsi al potere della realtà aumentata? Con la realtà del viaggiare.
Con cosa "rima" viaggio, che anche l'adolescente dotato di smartphone intraprende? Con ricerca, evasione, fuga, riposo, fatica, divertimento, scoperta, esplorazione, stanchezza, soddisfazione, compagnia (di cose ma soprattutto di persone); non occorrono app, ma tutto il resto di sé è indispensabile, o almeno una cosa mi appare indispensabile, la curiosità. Ma non come dote innata solo di alcuni, o prodotto culturale di un'educazione più raffinata, sempre per pochi, ma quella che il Pokemon trainer si (ri)accorge di possedere (e si accorge anche lui o lei, ve lo assicuro) quando, nel mezzo del cammin di nostra gita, un inaspettato "qualcosa" fa girare lo smartphone in una dimensione inaspettata, cioè non attesa.
Un gabbiano (sciocco) che becchetta sul vetro chiedendo cibo, la baia che si allarga dall'alto del monte e i mille azzurri e blu di oceano e cielo, un'aquila dalla testa bianca che compie un giro più largo nel cielo, l'acqua che sul bordo dell'oceano passa rapidissima dalle caviglie al petto, la corsa a gruppi nel parco la sera, le facce imbrattate di colore nel gioco, le muse di Picasso (le sue donne), la virata rapida del gommone, il fuoco del camp fire, i piedi sospesi sul lago blu sulla seggiovia ferma, le forme dapprima strane e poi affascinanti dei totems delle First nations, il sorriso di chi distribuisce hot dogs at the beach BQQ, le chiacchiere nella common room o meglio sul prato davanti, i colori incredibili di un ghiacciaio-monte-foresta-lago-cielo che sembra non dover aver mai fine.



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COMMENTI
22/07/2016 - Sono reali i nostri i desideri? (claudia mazzola)

Una volta avevamo le scarpe rotte, così è nato il ciabattino. Ora prima si fa l'oggetto e poi te lo fanno desiderare. Tu di cosa hai bisogno?