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LETTURE/ Ebrei a Milano: prima la vita, poi la religione

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La copertina del libro (Foto di proprietà de il Mulino)  La copertina del libro (Foto di proprietà de il Mulino)

In termini sociologici possiamo concludere che gli ebrei milanesi in larga misura si possono considerare "integrati" (forte attaccamento al proprio gruppo e alla società che li circonda), mentre solo una minoranza relativamente importante può definirsi "separata" (forte attaccamento al gruppo e basso attaccamento alla società) o "assimilata" (basso attaccamento al gruppo e alto attaccamento alla società).
A fronte di questa ricchezza culturale e maggior consapevolezza la Comunità ebraica di Milano si presenta spesso divisa, rissosa e caratterizzata da forti conflitti fra le diverse anime che la compongono. Se l'ebraismo milanese di origine italiana aperto al mondo civile era riuscito a integrarsi senza frizioni con quello ashkenazita, la convivenza con gli ebrei sefarditi provenienti dai paesi arabi, più ortodossi e chiusi, è risultata più complessa e difficile. Motivi di ordine culturale e storico spiegano queste difficoltà che, peraltro, sono andate col tempo attenuandosi. Una riprova di queste divisioni la si ritrova nei continui cambiamenti delle maggioranze che reggono i vertici della Comunità e della frequente chiamata alle elezioni, coronata recentemente nella nomina di due presidenti.
Le radici profonde di questa spaccatura risiedono nella natura dell'identità ebraica (…), centrata sulla consapevolezza di appartenere a una comunità, a un popolo, alla storia famigliare e a tradizioni che scandiscono la vita.
Comunità di vita, dunque prima ancora che d'idee e principi: il richiamo ai valori morali e al sentimento religioso sembra, in effetti, seguire questo fondamentale legame esistenziale, mentre il riferimento alla dimensione stretta dell'osservanza viene ancora dopo.
La minaccia più seria alla sopravvivenza della Comunità ebraica di Milano viene dalla sua demografia: negli ultimi vent'anni gli iscritti sono calati del 15% a causa del basso tasso di natalità, del continuo processo d'invecchiamento e dell'alta percentuale di matrimoni misti e del conseguente processo di assimilazione. Negli ultimi anni poi, come abbiamo accennato in precedenza, la crisi economica e il desiderio di creare una famiglia ebraica hanno indotto alcune famiglie, soprattutto persiane, e molti giovani a lasciare il paese alla ricerca di migliori opportunità in Israele, negli Stati Uniti e nell'Europa del Nord. Per spiegare questo dato, influente appare anche il nuovo quadro legislativo che dall'inizio degli anni Ottanta, a seguito di una sentenza della Corte costituzionale, ha reso non più obbligatoria l'iscrizione alla Comunità. Infatti, se allora oltre l'80% degli ebrei residenti a Milano decise liberamente di rimanerne membro, oggi recenti stime indicano che tale percentuale sia diminuita a poco più del 70%.
L'effetto combinato di questi elementi fa sì che oggi la percentuale della popolazione ebraica milanese sotto i 18 anni (11%) sia meno della metà di quella sopra i 66 anni (27%), mentre gli ultracinquantenni rappresentano quasi la metà degli ebrei milanesi. Milano, inoltre, come altre città italiane, presentava già all'inizio degli anni Settanta una percentuale di matrimoni misti molto elevata, pari a circa il 70%. Da allora la situazione non è certo migliorata, così che è probabile che oggi tale percentuale si aggiri attorno all'80%.



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